Vittime della mafia: Rita Atria, la ‘picciridda’ di Borsellino

Vittime della mafia: Rita Atria, la ‘picciridda’ di Borsellino

Questo è l’ultima memoria scritta da Rita Atria, una ragazza di soli 17 anni che vent’anni fa decise di togliersi la vita gettandosi dal settimo piano di un palazzo. Non si tratta di un semplice caso di suicidio ma di una vittima della mafia.

Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta. Rita.

Rita AtriaIl coraggio di Rita Atria – Questo è l’ultima memoria scritta da Rita Atria, una ragazza di soli 17 anni che vent’anni fa decise di togliersi la vita gettandosi dal settimo piano di un palazzo. Non si tratta di un semplice caso di suicidio ma di una vittima della mafia. Rita Atria aveva come unica colpa quella di essersi ribellata alla propria famiglia, una famiglia mafiosa. Rita Atria divenne orfana di padre a soli 11 anni, da quel momento in poi fu il fratello, Nicola Atria, a prendere le redini della famiglia e degli “affari” del padre. Rita Atria si legò molto a suo fratello apprendendo tutte le dinamiche mafiose e venne a conoscenza dei vari traffici in cui egli era implicato. Quando anche il fratello venne ucciso, Piera Aiello, moglie di quest’ultimo, divenne una testimone di giustizia e Rita Atria seguì il suo esempio.

Rita Atria e Paolo Borsellino – Rita conobbe Paolo Borsellino, a cui si legò come fosse sua figlia, ed al quale raccontò tutto quello di cui era a conoscenza, permettendo di arrestare molti mafiosi e scoprire nuove cosche. Rita fu allontanata dal suo paese natale, Partanna, per essere portata sotto protezione a Roma presso un indirizzo segreto. Per questa sua scelta, Rita fu ripudiata e disconosciuta da tutta la sua famiglia, persino da sua madre che la odiava perché aveva disonorato i suoi cari. Fu per questo che alla morte di Borsellino, Rita si sentì abbandonata da tutti, sola ed impotente di fronte ad una giustizia “ingiusta”, al punto da non vedere altra soluzione se non quella di togliersi la vita. Oggi quasi nessuno conosce questa storia ma Rita Atria deve essere ricordata come la ragazza che ha sacrificato se stessa per la giustizia, che per la lealtà si è ribellata all’omertà, che pur di cambiare nel suo piccolo il mondo, ha avuto il coraggio di reagire a quel modo di pensare e vivere “mafioso”.

“Non ce n’è per nessuno, tanto io parlo. Io ci provo a cambiare il mio destino, fino in fondo”. Rita Atria

Rosa Locorotondo

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    […] Rita Borsellino allo spettacolo su Rita Atria – Alle 10 di sabato 26 ottobre il magistrato Franca Imbergamo della Direzione Antimafia Nazionale […]