Violenza ostetrica: mamme vittime di violenza in sala parto

Violenza ostetrica: mamme vittime di violenza in sala parto

Negli ultimi 14 anni il 21% delle mamme ha subito violenza ostetrica: a svelarlo è stata l'indagine nazionale sul fenomeno della violenza in sala parto.

Cos’è la violenza ostetrica e perché una mamma italiana su cinque è costretta a subire violenza in sala parto? Partendo da queste domande e facendo riferimento alla prima indagine nazionale sul fenomeno in Italia – finanziata dalle associazioni La Goccia Magica Onlus e CiaoLapo Onlus e realizzata dall’istituto di ricerca Doxa e da Ovoitalia (Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia) -, vi spieghiamo perché questa pratica è tra le forme più invisibili e naturalizzate della violenza contro le donne.

Cos’è la violenza ostetrica: donne vittime di violenza in sala parto

Il parto rappresenta per ogni donna uno dei momenti più importanti della propria esistenza. Partorire è l’avventura più straordinaria e più impegnativa che la vita possa offrire ad una donna. Il dolore che ognuna di noi prova nel mettere al mondo un piccolo essere umano viene quasi subito dimenticato non appena stringiamo tra le braccia quel fagotto d’amore che è nostro figlio. In questi momenti vorremmo solo avere ricordi belli da imprimere nella nostra memoria e da conservare nel tempo, ma non sempre è così. Molte donne, infatti, proprio durante il parto, sono vittime di quella che oggi viene definita col termine di ‘violenza ostetrica’.

Il concetto di violenza ostetrica, soprattutto qui nel nostro Belpaese, non è molto conosciuto, eppure sono tantissime le donne che negli ultimi anni dichiarano di essere state vittime (spesso inconsapevoli) di questo ‘fenomeno’. A portare l’attenzione su questa violenza sono state le singole campagne di alcuni gruppi femministi e di alcune associazioni di donne, come ad esempio la campagna Facebook #bastatacere che ha raccolto alcune testimonianze e storie. Ma cos’è la violenza ostetrica? Questa può essere definita in modo generico come un insieme di comportamenti che hanno a che fare con la salute riproduttiva e sessuale delle donne, declinata sia nella scelta della maternità che, al contrario, nel suo rifiuto. Tra questi atteggiamenti di cui le partorienti sono vittime, troviamo l’eccesso di interventi medici, le cure senza consenso o anche la mancanza di rispetto da parte del personale medico/ospedaliero nei confronti delle neo mamme.

Nel 2014 l’OMS ha scritto un documento che si intitola “La prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere” in cui si fa luce sulle traumatiche esperienze che alcune donne sono costrette a subire, vere e proprie violenze in sala parto. Sul testo citato si legge: “in tutto il mondo molte donne durante il parto in ospedale fanno esperienza di trattamenti irrispettosi e abusanti. Tale trattamento non solo viola il diritto delle donne ad un’assistenza sanitaria rispettosa, ma può anche minacciare il loro diritto alla vita, alla salute, all’integrità fisica e alla libertà da ogni forma di discriminazione”.

Violenza ostetrica Violenza in Sala Parto

Violenza ostetrica: in Italia il 21% delle mamme con figli tra 0 e 14 anni dichiara di aver subito violenza in sala parto

Tornando ai numeri che abbiamo riportato all’inizio del nostro articolo: il dato emerso dalla ricerca portata avanti dall’Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia è davvero sconcertante; nella nostra Penisola il 21% delle mamme con figli tra 0 e 14 anni ha dichiarato di aver subito violenza ostetrica durante il parto. Per 4 donne su 10 l’assistenza al parto è stata un’esperienza traumatica, lesiva della propria dignità e integrità psicofisica. Queste donne hanno denunciato una violenza sia fisica sia psicologica subita alla loro prima esperienza di maternità, un’esperienza così traumatica che, negli ultimi 14 anni, avrebbe spinto oltre il 6% di loro ad una scelta a volte drammatica per una donna, quella di non affrontare una seconda gravidanza.

La ricerca sulla violenza in sala parto, la prima in assoluto in Italia, ha rivelato numeri sconcertanti: su un campione rappresentativo di 5 milioni di donne tra i 18 e i 54 anni con almeno un figlio di 0-14 anni, un milione di donne negli ultimi 14 anni ha subito un’esperienza di violenza ostetrica durante il parto o il travaglio in ospedale, con differenze notevoli fra Centro-Sud dell’Italia ed Isole (27%) e Nord Italia (15-16%). Il 41% delle intervistate ha dichiarato di aver subito pratiche inappropriate che hanno leso la loro dignità di donne: episiotomia e rasatura del pube (12%), rottura delle membrane e manovre di Kristeller (9%), impossibilità di lasciare la struttura (6%), sterilizzazione (3%), ma anche cesarei non voluti, uso della ventosa o del forcipe, induzione farmacologica del travaglio, visite vaginali invasive, umiliazioni verbali di ogni tipo.

Storie di ‘ordinaria’ violenza ostetrica: #bastatacere

Dalle storie di violenza ostetrica che sono state raccolte dalle testimonianze dirette di molte donne tramite la campagna Facebook #bastatacere, vieni fuori un quadro allarmante: si parla di abuso fisico diretto, abuso verbale, procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione), mancanza di riservatezza, carenza di un consenso realmente informato, rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore, gravi violazioni della privacy, rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere, trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna, detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare. Ad essere più esposte a al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi sembrano essere le adolescenti, le donne non sposate, le donne in condizioni sociali o economiche sfavorevoli, o quello migranti o appartenenti a minoranze etniche.

Questo tipo di violenza sulle donne non può e non deve essere più taciuta. Portare alla luce le storie di queste donne che hanno subito violenza in sala parto e denunciare quanto è accaduto loro è importante e necessario affinché altre donne non siano vittime inconsapevoli di questi abusi e di queste violenze.

COMMENTI

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    debora manfredini 2 mesi ago

    Confesso che anch’io con l’ultimo parto mi sono sentita a disagio, sotto pressione, poco ascoltata xe’non ero una primipara, il comportamento delle ostetriche e del medico di sala è stato a dir poco irrispettoso dopo un parto lungo e doloroso dove non avevo più forze mi sono sentita dire fare così, entro 10 minuti devi fare e non è una cosa a tempo, aiutateci non comportatevi come se doveste servire un piatto

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    iv giust 2 settimane ago

    https://www.facebook.com/groups/1310661415760938/members/?notif_id=1574236801232635&notif_t=groups_invite_more_people #violenzaostetrica #cesareo #lacerazioni #dpts Violenza ostetrica è anche negare un cesareo a chi né ha diritto (cosa che le associazioni pro naturale a tutti i costi accettano difficilmente). Violenza è anche negare un cesareo intrapartum, indicato da motivi clinici, solo per centrare obiettivi di budget o per ideologia, senza dare alternative alla donna o trasformare un cesareo in parto operativo vaginale con ventosa e pacchetto completo causando danni irreparabili al pavimento pelvico e distruggendoti la vita lavorativa, familiare e sessuale.
    Tutto questo, in Italia, é iniziato nelle regioni che si vantano di essere di eccellenza e dove la lotta al primo cesareo è diventato un obiettivo da raggiungere a tutti i costi (i dati Cedap mostrano, infatti, negli anni che al calo dei cesarei vi è stato un pari aumento percentuale dei parti operativi (pacchetto completo, ossia ventosa…kristeller..episiotomia è ossitocina) spacciati per naturali e chiamandoli anche “naturali operativi”!!).Una contraddizione di termini che vuole nascondere la verità. Donne rese incontinenti a vita, che devono nascondersi, vergognarsi in silenzio, che soffrano di gravi DPTS dopo tali traumi e di cui nessuno vuole interessarsi. Lasciamo stare poi quando in questi luoghi monocolori pervasi da questa ideologia si cerca di avere giustizia …. alcuni periti sono in grado di scrivere l’inverosimile pur di difendere l’indifendibile. Se come descritto nel lavoro che cito di seguito è bastato richiedere una checklist per ridurre i traumi perineali delle donne…. ben venga una legge che cerchi di far rispettare la best practice oltre una buona condotta deontologica…….-“..Operative vacuum vaginal delivery: effect of compliance with recommended checklist
    Armando Pintucci, Sara Consonni, Laura Lambicchi, Patrizia Vergani, Maddalena Incerti, Francesca Bonati, Anna Locatelli. The Journal of Maternal-Fetal & Neonatal Medicine, 1-7, 2019.
    “…..Results: Introduction of a checklist for OVD resulted in an increase in the compliance with the rules (83.3 versus 62.8%, p < .001). Cases in which the rules were respected had lower incidence of third- and fourth-degree perineal lacerations after controlling for episiotomy, nulliparity, and indication for OVD (OR = 0.4, 95% CI 0.18–0.89),….."
    Conclusion: Knowledge and documented compliance with a checklist of recommended rules in OVD may assist in achieving a lower rate of severe perineal and anal sphincter injury…" https://www.tandfonline.com/…/abs/10.…/14767058.2019.1643312