Violenza domestica: per molte donne restare a casa non è un invito rassicurante

Violenza domestica: per molte donne restare a casa non è un invito rassicurante

Nonostante il periodo di emergenza Coronavirus che sta passando il nostro Paese, non accennano a diminuire gli episodi di violenza domestica e i casi di femminicidio in Italia.

La pandemia è scoppiata: l’Italia è preda del COVID-19 che sta portando ovunque nel nostro Belpaese contagi e morte. È la paura a far da padrona in questi ultimi giorni, la paura di un ‘mostro’ che sta dilagando e che, per il momento, sembra difficile da sconfiggere.

L’invito da parte delle autorità per tentare di arginare il contagio è quello di restare a casa, così da evitare il diffondersi del Coronavirus. Casa, il luogo in cui ci è stato espressamente richiesto di restare, però, non per tutti può rappresentare un posto sicuro. Per molte donne vittime di violenza domestica, la casa è il luogo dal quale scappare.

L’emergenza Coronavirus non ferma gli episodi di violenza domestica e i casi di femminicidio in Italia

In questi giorni assurdi in cui il nostro Paese, da Nord a Sud, sta vivendo una situazione di emergenza e in cui tutto sembra fermo, gli episodi di violenza domestica e i casi di femminicidio in Italia non si sono bloccati. Solo pochi giorni fa si è registrato un nuovo femminicidio: un’altra donna innocente è stata uccisa. Ad ucciderla non è stato il possibile contagio con il COVID-19 ma un virus altrettanto temibile che da molto tempo si è insinuato nella nostra società senza la possibilità di poterlo estirpare: l’odio nei confronti delle donne.

Barbara Rauch, questo era il suo nome, aveva 28 anni; era la titolare di un’enoteca ad Appiano, in Alto Adige, ed era madre di una bambina di tre anni. Il corpo della donna è stato rinvenuto all’interno del locale di cui era proprietaria, privo di vita, martoriato da ferite riconducibili ad un’arma da taglio.

Barbara è stata ammazzata dal suo stalker a coltellate. L’aveva perseguitata in passato e continuava a farlo ancora adesso. Lei lo aveva già denunciato, ma questo non lo ha fermato.

Violenza domestica Italia

È proprio tra le mura di casa che si consuma la violenza domestica

Il caso di femminicidio di Barbara è solo l’ultimo – in ordine cronologico – di una lunga serie. Tra le vittime di questo periodo, infatti, non dobbiamo contare solo coloro che sono stati contagiati dal Coronavirus, ma anche tutte quelle donne che, costrette a restare in casa a causa dell’emergenza, non possono scappare dalla violenza domestica che quotidianamente subiscono.

Per molte donne, infatti, la giornata lavorativa rappresenta l’unica salvezza, l’unica ‘buona scusa’ per fuggire dalla propria casa, dove si consuma la violenza brutale degli uomini. Per queste donne, restare a casa non è un invito rassicurante: le mura domestiche diventano una prigione ben nascosta e il compagno di una vita non è altro che un sadico carnefice. Questo è ciò che accade nei numerosi casi di violenza domestica ai danni delle donne, violenze verbali, psicologiche e fisiche.

I centri antiviolenza continuano la loro attività anche nel periodo di emergenza Coronavirus

Risulta chiaro, quindi, che anche in questo stato di emergenza Coronavirus, l’attività dei centri antiviolenza non possa fermarsi, perché queste donne costrette a restare in casa non possono e non devono essere lasciate da sole.

Tra le tante associazioni presenti su tutto il territorio italiano, vogliamo citare il Telefono Rosa che, per dare sostegno ed aiutare tutte quelle donne che subiscono violenza domestica, continua a mantenere il servizio del centralino mettendo a disposizione consulenze legali e psicologiche tramite telefono. Ricordiamo, inoltre il 1522, il numero nazionale dei centri antiviolenza e stalking, attivo come al solito 24h/24.

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