Spaccanapoli Times di Ruggero Cappuccio al Teatro Eliseo

Spaccanapoli Times di Ruggero Cappuccio al Teatro Eliseo

Spaccanapoli Times ha debuttato al Teatro Eliseo, scritto e diretto da Ruggero Cappuccio che ne è protagonista sopraffino insieme a un terzetto di interpreti purosangue: Giovanni Esposito, Gea Martire e Marina Sorrenti. Lo spettacolo fra serio e faceto è un analisi ferina del decadimento morale e fisico che la più rappresentativa città d'Italia sta attraversando.

 

Ha debuttato al Teatro Eliseo un nuovo testo di Ruggero Cappuccio – Spaccanapoli Times – nuovo relativamente poiché per essere precisi in ordine di tempo è il penultimo. È andato difatti in scena in questi giorni al Teatro San Ferdinando di Napoli un ulteriore sguardo critico dell’autore napoletano – che ricordiamo anche essere novello Direttore Artistico del Napoli Teatro Festival 2017 – sul personaggio Cervantesiano dal titolo Circus Don Chischotte a seguito di una precedente fortunata edizione interpretata da Herlitzka/Arena. Ma torniamo allo spettacolo in scena a Roma, prodotto dal Teatro Stabile di Napoli, ove si racconta di una famiglia composta da quattro fratelli, due uomini e due donne, equanimemente distribuiti sotto un cognome quanto mai simbolico come Acquaviva. La scena altrettanto allusiva di Nicola Rubertelli è costituita da elementi scenici compattati da centinaia di bottiglie in plastica, così riciclate e che richiama la falda acquifera che un loro Zio si portò dietro dal Cilento. La scena rappresenta un interno borghese in disfacimento, la vecchia abitazione di famiglia in Piazza San Domenico Maggiore cuore pulsante di Spaccanapoli, l’elemento della bottiglia moltiplicato all’infinito come materia di scarto urbano, di spazzatura ingombrante che sta sommergendo e offuscando quel poco di civiltà e di cultura che con fatica sopravvive in quella città millenaria.

 

La scrittura di Ruggero Cappuccio è visionaria, abbacinata, evocativa. Vulcanologicamente parlando magmica, lavica, eruttiva. Siamo apparentemente in una struttura familiare, cui l’autore è molto affezionato, in quanto microcosmo di una società in evoluzione, in potenzialità, in esplosione. Sembra specchiare questo dramma familiare il primo testo che fruttò un meritato Premio Idi nel 1993, Delirio Marginale in cui anche lì convivevano all’interno della struttura drammaturgica tre fratelli. Ma se in quel caso l’impianto era di origine naturalistica in tempi attuali il pretesto familiare diventa occasione per prendere il volo verso considerazioni umanistiche e filosofiche ellittiche. Un tempo sospeso alla Beckett in cui gli orologi non sono mai sincronizzati sullo stesso orario. Il protagonista della vicenda, Giuseppe, il maggiore dei tre fratelli, una laurea in Psicologia per meglio analizzare il proprio malessere e che vive al binario otto della Stazione Centrale su di un treno a riposo, ed autore scopriremo in seguito di un libro di successo che gli è stato criptato, convoca a sé nell’appartamento storico di famiglia gli altri tre fratelli a seguito di un rinnovo della pensione di invalidità che tutti e quattro percepiscono da anni per la visita di controllo di un gretto funzionario dell’Inps. Raro caso di statale beneficiarietà domestica.

E piano piano senza farsi scorgere, scaglionati, arrivano gli altri. Romualdo, artista dalle notevoli capacità ma che un corto circuito giovanile ha bloccato in un autolesionismo distruttivo e maniacodepressivo, definito dal fratello maggiore descrizionista poiché delle sue opere non restano che lunghe e inutili descrizioni. Gabriella fobica delle formiche e che in quegli esseri tanto innocui quanto ignobili introietta il suo disgusto per gli uomini, seppure senza amore non saprebbe sopravvivere. Infine Gennara che per amore si era trasferita a Palermo, acquisendone dialetto e usanze, vedova oramai vive nell’eterno conflitto di non volere tradire un marito che ancora dell’aldilà la controlla e la ‘destabilizza’. Non è difficile per i quattro congiunti riprendere benché dopo anni le vecchie abitudini familiari. E fra un racconto e l’altro è bello ritrovarsi e rinnovare il reciproco affetto. Ma le chiacchiere non portano a nulla e ben presto giungerà colui che può decidere del loro destino in maniera clemente o drastica? Analogia tragica quella di Cappuccio di una Napoli in sfacelo continuo ma che nonostante tutto ha la dignità e la classe atavica di chi non vuole cedere, non vuole mollare. Ruggero Cappuccio, autore, regista e interprete con eleganza fine, spiccata conduce il quartetto dei fratelli verso una deriva da cui non vi è ritorno. Se la vita val la pena di essere vissuta tanto vale non aver rimpianti. Ecco Spaccanapoli Times non lascia rimpianti, compensa/alimenta piuttosto la sete dell’animo desideroso di confronto e stimolo vitale.

 

Spaccanapoli Times scritto e diretto da Ruggero Cappuccio

con Ruggero Cappuccio, Giovanni Esposito, Giulio Cancelli, Gea Martire, Marina Sorrenti, Ciro Damiano

scene Nicola Rubertelli
costumi Carlo Poggioli
letture sonore di Marco Betta da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi

produzione Teatro Stabile di Napoli

Teatro Eliseo, Roma fino al 7 Maggio

 

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