Somalia: gli abusi dei soldati della missione della pace

Somalia: gli abusi dei soldati della missione della pace

La missione di pace dei soldati AMISOM in Somalia si trasforma in una storia di sfruttamento sessuale

La situazione in Somalia – Guerra, attentati, violenti scontri lungo la strada sono la realtà quotidiana della Somalia dal 2006. E’ da quell’anno, infatti, che permane un conflitto fra le truppe alleate del governo della Somalia e dell’Etiopia contro l’Unione delle corti islamiche per il controllo del potere nel paese. All’interno di queste catastrofi si inserisce la missione dell’Unione Africana, organizzazione internazionale africana ispirata a principi umanitari, che ha la scopo di intervenire nei conflitti interni agli stati; scopo della missione di pace sarebbe, dunque, garantire, in una situazione di permanente guerriglia, protezione e sicurezza alla popolazione. In realtà, oggi i soldati dell’AMISOM devono rispondere a ben altro: un rapporto dell’ong Human Rights Watch denuncia i loro abusi sulla gente della Somalia e in particolare sulle donne.

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Gli abusi sulle donne – Il rapporto, pubblicato da HRW in 71 pagine, si chiama The Power These Men Have Over Us e denuncia, in particolae, gli abusi e lo sfruttamento sessuale organizzato in due basi dell’AMISOM. Le donne intervistate sono 21 e ognuna è stata tratta in inganno con una tattica diversa: violentate quando cercavano assistenza medica o acqua, illuse con il pretesto degli aiuti umanitari, sono state costrette ad avere rapporti sessuali, complice – in un certo senso – la loro vulnerabilità. Infatti, la maggior parte delle donne proviene dalle aree sfollate del centro-sud, le più povere, quelle che hanno subito maggiormente i danni della guerra. Ad esempio Kassa, una giovane donna vittima di abusi, racconta di essere entrata nella base in cerca di cibo, perché affamata da diversi giorni, e di essere stata costretta ad avere rapporti con i soldati per ottenere qualcosa in cambio.

Silenzio e complicità – Questi abusi perpetrati sulle donne in Somalia sono, probabilmente, normalmente conosciuti e ‘sopportati’ dalla popolazione, pur essendo documentati, per ora, solo in due basi militarri. Le donne che ne sono vittime più di una volta preferiscono non denunciare, temendo ritorsioni sia da parte dei soldati sia da parte delle loro stesse famiglie. Del resto, per il silenzio delle donne esistono più di una motivazione che concorrono a spiegare le mancate denunce, figuriamoci in un paese dove esiste una situazione estremamente conflittuale. Tuttavia, complici di questa vera e propria attività illecita sono spesso degli intermediari, che ne traggono profitto: una ragazza racconta di aver visto un soldato ugandese pagare 10 dollari un interprete, dopo che lei aveva fatto la sua prestazione. Un caso di vero e proprio sfruttamento sessuale, che le truppe dell’AMISOM coinvolte stanno perpetrando in virtù della debolezza della popolazione.

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