Quante Bambole di casa a Roma…

Quante Bambole di casa a Roma…

A Roma a distanza di pochi giorni due versioni diverse e complementari del celebre dramma di Henrik Ibsen, Casa di Bambola, protagonista della versione in scena all'Argentina Filippo TImi che si confronta con misura ed unità, con tutti i personaggi maschili mentre la visione di Roberto Valerio, regista e interprete, al Vascello è più astratta e grottesca.

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Nell’arco di pochi giorni sono transitate nei teatri romani due versioni abbastanza diverse di Casa di Bambola del norvegese Henrik Ibsen. La prima è stata al Teatro Vascello con la regia di Roberto Valerio (che interpreta anche Torvald) e Valentina Sperlì nel ruolo della protagonista. La seconda al Teatro Argentina invece contava la presenza di un attore molto noto al grosso pubblico: Filippo Timi. La regia di questa versione è di Andrée Ruth Shammah, mentre il ruolo di Nora è assegnato a Marina Rocco.

Ma andiamo per ordine, lo spettacolo visto al Vascello è un’ottima edizione con una Nora accorata e in piena consapevolezza della sua manipolazione. In una scena dello spettacolo – un po’ troppo esplicativa forse – Torvald, per insegnare i passi della danza da preparare per la festa di Natale manovra la moglie come un sapiente burattinaio per poi terminare quella stessa danza in una violenta possessione tribale. Mentre l’allestimento pare veramente interessante dal punto di vista straniante, laddove sembra di essere in un film americano degli anni venti, ma quel realismo ricercato in sonorità espresse in tal senso, la scena è quasi astratta, deformata, proterva, ripiegata su se stessa. I dialoghi rincorono se stessi in una dissolvenza quasi cinematografica che si accentua anche nel pastiche drammaturgico che la regia forgia, deforma, alle sue esigenze. Elemento fondante è anche una parte dell’elemento scenografico che compone/scompone questa Casa di Bambola, frammenti di un tubo disarmonico che come un’onda si abbatte su se stessa (sembra essere un omaggio a Rotòbolo del 1976/79 di Remondi e Caporossi). Ed è, in fondo, il percorso che conduce la protagonista dopo essere stata sfiduciata dal marito e poi riabilitata, decide di lasciare il tetto coniugale ma che poi consapevolmente sceglie di essere ancora, e sempre più coscientemente, un meccano nella mani di una società che così la richiede. E ben si accordano all’interpretazione esemplare-  che fa da perno a tutta la vicenda, di Valentina Sperlì –  i suoi colleghi di scena a cominciare da Roberto Valerio – rude e spassoso nella sua goffaggine di marito integerrimo, violento quanto subdolo – e concludere con Massimo Grigò, Carlotta Viscovo e Michele Nani.

E dove finisce la versione di Valerio inzia quella di André Ruth Shammah, – anche adattatrice del testo da varie traduzioni – nel senso che la sua Nora inizia dalla fine, dalla sua decisione di abbandonare il tetto coniugale. Difatti Marina Rocco che interpreta con candida sfrontatezza il personaggio ibseniano sopraggiunge dalla sala oltrepassando un trasparente siparietto/filtro (di Strelheriana memoria) come a rivivere in un lungo flash back tutta la sua vicenda di suffragetta del focolare domestico. E dopo aver ancora una volta, e chissà per quante altre volte, rivissuto l’umiliazione dell’oltraggio, della violenza, dell’offesa da parte di un ottuso marito finalmente potrà riconquistare in suo posto nel mondo. E in quel sogno/incubo rivissuto per interposta persona, per esaltare lo scontro uomo-donna, tutti i ruoli maschili che ruotano intorno alla donna, proprio come in un delirio astratto, hanno verso di lei lo stesso volto, lo stesso accanimento, le stesse vessazioni e nella misurata interpretazione di Filippo Timi a cui presta il volto senza mascheramenti, con destrezza e unità riesce a controllare l’esibizionismo e i suoi eccessi attoriali a cui ci aveva abituati. E come se non bastasse, anche balia ha sembianze sagge e dotte maschili, qui interpretato en-travestì da Andrea Soffiantini, attore storico interprete di Testori. E, in questo sviluppo cronologico rivissuto al contrario, anche l’amica ha le sembianze teutoniche di Mariella Valentini. Solo due adolescenti in amore fanno da cornice a questo grottesco quadretto familiare. Non c’è pace per la povera Nora che si aggira in una favola incantata da lei stessa inscenata per strappare un marito all’inevitabile morte, ma a nulla valgono le trasparenze della scena, di Gian Maurizio Fercioni lasciando chiaramente intravedere delle alte mura grezze e senza via di scampo – una prigione – e quella piccola casetta in un angolo a mò di presepe è solo la riproduzione di un sogno sfasciato.

CASA DI BAMBOLA di Henrik Ibsen

con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Michele Nani, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo

scene Giorgio Gori

adattamento e regia Roberto Valerio

produzione Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale

con il sostegno di Regione Toscana, MIBACT

Teatro Vascello, Roma dal 26 gennaio al 5 febbraio

 

UNA CASA DI BAMBOLA di Henrik Ibsen

con Filippo Timi, Marina RoccO, Mariella Valentini, Andrea Soffiantini, Marco De Bella, Angelica Gavinelli, Paola Senatore

spazio scenico Gian Maurizio Fercioni

regia Andrée Ruth Shammah

produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana

Teatro Argentina, Roma fino al 19 febbraio