Ovaria: cura omeopatica contro l’omosessualità femminile. Ma quando finisce il Medioevo?

Ovaria: cura omeopatica contro l’omosessualità femminile. Ma quando finisce il Medioevo?

A scatenare lo scandalo in rete è Ovaria. Assurdo ma vero: il preparato omeopatico si propone come cura per le “tendenze lesbiche”

A scatenare lo scandalo in rete è Ovaria, un trattamento omeopatico in vendita sul sito di una parafarmacia romagnola. Assurdo ma vero: il preparato omeopatico si propone come cura per le “tendenze lesbiche”. A destare la rabbia e lo sdegno di tantissimi utenti del web è Ovaria, un preparato omeopatico, in vendita sul sito di una parafarmacia romagnola, che vanta miracolosi risultati nella “cura” dell’omosessualità. C’è da sperare che quella del trattamento omeopatico in questione sia una bufala del web o una burla dallo sgradevole retrogusto medioevale. Da assumere dalle 4 alle 6 volte al dì, Ovaria si propone come cura per le tendenze lesbiche e, vergognoso, pare abbia ottenuto l’autorizzazione al commercio online da parte del Ministero della Salute.

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Ovaria: l’omosessualità ridotta a sintomo

In parafarmacia si può comprare Ovaria: rimedio per “irregolarità mestruali, disturbi del climaterio, deficit di memoria, depressione, disturbi funzionali delle ghiandole, complesso di inferiorità, criptorchidismo, enuresi notturna, impotenza, frigidità femminile, tendenze lesbiche, oligo e azoospermia e congestioni”. Dr. Reckeweg R20, questo il nome del farmaco omeopatico, si potrà comprare al prezzo di 14 euro per 100 compresse, o al costo di 13,60 euro per un flacone da 22 millilitri. Venduta come un rimedio “per dare sostegno, stimolo e regolazione alle funzioni endocrine femminili”, Ovaria viene definita un “estratto ovarico” di cui ancora non si conosce molto. Il medicinale omeopatico, foriero di tante polemiche in rete e sui media, lascia scandalizzati gli utenti del web che, indignati e seriamente preoccupati per le sorti del nostro Paese, ribadiscono che l’omosessualità non è una malattia.

Ovaria: un paradossale mix di omeopatia e pregiudizio

Per comprendere il paradosso alla base dell’esistenza di un farmaco omeopatico che si definisce rimedio (come se ci fosse davvero qualcosa a cui dover porre rimedio) alle tendenze lesbiche, occorre fare un piccolo salto indietro nel tempo. Era il 17 maggio del 1990 e l’Oms cancellava definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola per la prima volta”una variante naturale del comportamento umano“. Cosa potrebbe esserci quindi oggi di più paradossale di un farmaco omeopatico (per definizione scientificamente inefficace) dedicato alla cura di un disturbo che disturbo non è affatto? Considerare l’omosessualità una malattia da curare, paragonandola a un sintomo patologico e facendo riferimento a squilibri fisiologici e psichici della donna, ci catapulta indietro nel tempo in modo preoccupante, rilegandoci a un tragico scenario fatto di ignoranza e totale assenza di libertà.

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