Mutilazioni genitali femminili: in Egitto il primo processo a carico di un medico

Mutilazioni genitali femminili: in Egitto il primo processo a carico di un medico

Inizia il primo processo a carico di un medico accusato di aver mutilato la piccola Sohair, morta nel giugno 2013, a 13 anni

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Mutilazioni genitali, il momento è storico in Egitto. Da alcuni giorni è iniziato il processo contro Raslan Fadl, medico, accusato di aver causato la morte di una ragazza dopo la “circoncisione” , cosi chiamata dagli abitanti della zona la barbara pratica. Sohair al-Bata’a, il nome della ragazza venuta a mancare nel giugno scorso. Con il medico è a processo anche il padre della ragazzina, Mohamed al-Bata’a, accusato di complicità e di aver imposto la mutilazione.

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La storia – All’epoca del fatto, giugno 2013, Sohair aveva 13 anni; è morta a causa di una infezione durante l’intervento. La notizia non fece il giro del mondo, perchè nei paesi Africani è molto utilizzata la pratica, soprattutto nelle comunità mussulmane. Ad incastrare il padre, con il dottor Fadl, è stata la nonna della ragazzina, dicendo che “ per volere di Dio, la ragazza è stata sacrificata”. Il problema non è solo religioso, perchè nella regione di Sohair c’è una nutrita presenza cristiana. Il problema è sopratutto culturale.

Egitto – Per porre fine a queste barbarie, nel paese Nord Africano, la pratica è stata bandita nel 2008. Cionostante, per le difficoltà della Donna a vivere in eguaglianza con il maschio, la pratica continua ad essere subita dalle donne in tutto l’Egitto. Forse, sulla scia della Primavera Araba, e quindi, per la maggiore attenzione verso i diritti civili dell’uomo, i dati sono in calo. Secondo l’Unicef è in calo il ricorso alla pratica; se nel 1995 erano l’82 % le donne che subivano la pratica, nel 2008 siamo al 62%; un netto calo, stando alle cifre. Ma i dati sono contrastanti nelle zone rurali, dove una donna viene mutilata genitalmente nel 90% dei casi.

Il processo – La notizia dell’inizio del processo ha fatto il giro del web. Il primo processo contro un medico compiacente e contro un genitore complice. Il dottore Fadl nega di aver portato alla morte la ragazza, affermando che “Quale circoncisione? Non c’è stata alcuna circoncisione. E’ tutto un complotto di questi cani” riferendosi agli attivisti pro diritti umani operanti nella zona. Nella zona rimane alto il sostegno al medico accusato della morte di Sohair, perchè la pratica è necessaria per “avere la fedeltà della donna”, questa l’affermazione del capo della comunità della piccola Sohair, morta ad anni 13 per volere del padre.