Luciana Castellina ospite dell’università ‘La Sapienza’

Luciana Castellina ospite dell’università ‘La Sapienza’

Luciana Castellina, ospite dell'università 'La Sapienza' di Roma, ha parlato della Siberia e della sua esperienza di viaggio in treno in transiberiana.

La conferenza – Luciana Castellina è stata ospite, ieri pomeriggio, all’Università di Roma ‘La Sapienza’, alla sede di Villa Mirafiori (via Carlo Fea, 2). La giornalista e scrittrice ha parlato del suo libro ‘Siberiana’, della sua esperienza in Russia durante il suo viaggio Mosca-Pechino in treno e di alcuni aspetti della cultura siberiana. Luciana Castellina ha intrapreso questo viaggio con altri 9 colleghi scrittori, poeti e giornalisti, una delegazione italiana scelta per la ‘Transiberiana Italia-Russia’ (spiega nelle prime pagine del suo libro).

luciana castellina

La transiberiana – “Il viaggio in aereo costa poco più che quello in treno. Per attraversare la Siberia in volo servono 5 ore, in treno 6 giorni. E’ un viaggio lentissimo, ma la gente sceglie la transiberiana per l’atmosfera di amicizia e di allegria, per la dimensione familiare che si genera. Ci sarà sempre qualcuno in pigiama a bere il tè, il samovar (contenitore metallico usato nei Paesi slavi per scaldare l’acqua per il tè, ndr) è sempre acceso. Il treno della Transiberiana è un treno moderno, comodo. C’è persino il vagone ristorante, ma è vuoto! A ogni stazione ci si ferma per qualche ora. Tutti scendono dal treno, anche in pigiama, per andare ai mercatini a km 0 nei pressi delle stazioni, per comprare del cibo dalla babushka (letteralmente ‘nonna’, in Russia è utilizzato per indicare le signore anziane; non dispregiativo, ndr). La transiberiana è un simbolo No Tav! (ride, ndr)”

La vasta Siberia – “Nella Siberia ci si può perdere” dice. In questo vastissimo territorio sono ancora oggi presenti numerosi piccoli villaggi, i cui abitanti sono accomunati da fede religiosa o etnia. Luciana Castellina ha riportato il caso di una famiglia, trovata per caso, a centinaia di kilometri dai villaggi conosciuti. Vivevano in una sorta di isolamento, non erano nemmeno a conoscenza di tutti gli avvenimenti della seconda guerra mondiale. “La notizia si diffuse e la loro storia fu pubblicata sulla ‘Komsomolskaja Pravda’ (quotidiano russo, ndr). Da quel momento venne organizzata una raccolta fondi per questa famiglia, a cui fu anche chiesto di trasferirsi in zone più popolate, ma rifiutò.

siberiana

La donna in Russia – In merito alla condizione delle donne in Russia, Luciana Castellina ha affermato: “Le donne russe sono emancipate. L’alcolismo è altamente diffuso tra gli uomini e le donne si trovano ad organizzare e a gestire la famiglia. Già quando mi trovavo in Russia nel 1957 le donne erano emancipate. In quell’occasione andai in vacanza a Yalta, al sanatorio (centro termale russo, ndr). Gli spazi per uomini e donne erano separati. Molte donne intorno a me lavoravano a maglia, erano nude e portavano occhiali neri e cappelli di paglia. Tutte quelle che si avvicinavano a me per presentarsi erano ingegneri, o comunque ricoprivano ruoli importanti”. La scrittrice ha aggiunto che la condizione della donna va analizzata considerando che la cultura siberiana è orientale, differente, dunque, da quella europea.

Deportazioni – La Siberia è spesso associata alle deportazioni. Il mondo della letteratura ci offre numerosi racconti di esilio in questa terra, di uomini comuni, ma anche di personalità intellettuali ostili al regime e, di conseguenza, allontanati. Luciana Castellina, in merito alle deportazioni di questi ultimi, ha detto: “Ricordo la storia di un istriano, deportato perche trotskista, che raccontò del suo viaggio in transiberiana, delle fermate nelle stazioni, dei mercati e delle aggregazioni di intellettuali prigionieri. C’erano disagi, freddo, fame, ma si trascorrevano belle serate tra filosofi, scrittori e poeti. Quando arrivai ad Ekaterinburg notai delle novità a livello architettonico, assenti a Mosca. Chiesi spiegazioni al professore di architettura che ci accompagnava e mi rispose che era merito dei deportati. Non potevano tornare in patria, la loro vita era in Siberia e li, apportarono numerose migliorie. Un esempio del genere è legato al principe Volkonskij, deportato vicino alla città di Irkutsk, perché decabrista. La moglie lo raggiunse nel 1825 da Pietroburgo, in slitta, portando con se un piccolo pianoforte, il primo ad arrivare in quella città. La casa della principessa Volkonskaja diventò un grande centro culturale e lei stessa aprì il primo teatro di Irkutsk.

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