Lehman Trilogy: Tre Fratelli e Padri e Figli. Tesissima regia di Luca Ronconi

Lehman Trilogy: Tre Fratelli e Padri e Figli. Tesissima regia di Luca Ronconi

In scena al Teatro Argentina di Roma l'ultima fatica del Maestro della scena italiana: Luca Ronconi. Lehaman Trilogy di Stefano Massini con un quintetto d'eccezione, la storia ruota intorno alla ascesa e al declino dell'impero economico dei fratelli Lehaman.

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Gli spettacoli in scena al Teatro Argentina e ancora per una settimana, quindi imperdibili  hanno un importanza particolare per chi ama il teatro, intanto perché è stata occasione di passaggio del testimone da Luca Ronconi a Stefano Massini alla direzione artistica del Piccolo Teatro di Milano, e poi perché è stata purtroppo per noi teatranti, l’ultima regia di un caposcuola della scena italiana e quindi involontariamente il suo testamento – scomparso il 21 febbraio 2015 – infine perché racconta di una storia, apparentemente lontana dal teatro ma non lo è, e di conseguenza altra sfida condotta e vinta da Ronconi. Si sa gli son piaciute da sempre le provocazioni fin da quando, per citarne solo alcune, il cui ricordo è fisso nella mente, con la trascrittura per il teatro di Edoardo Sanguineti, mise in scena l’Orlando Furioso a Spoleto. Passando per l’esperienza formativa de Il Fabbricone di Prato, e ancora l’avventura umbra all’Audac con la semplicità stilistica de La Serva Amorosa e Le Tre Sorelle. Senza tralasciare il Pasticciaccio di Gadda qui a Roma dove ancora una volta il Maestro ci ha insegnato a gustare una messinscena da un romanzo senza trascurare minimamente il valore drammaturgico di una descrizione, o della terza persona, anzi collocandole a un livello affine di una semplice battuta teatrale. Una direzione registica che ha fatto storia nel teatro italiano, poiché molte riscritture oggi tengono assai da conto quella lezione.

Con la scrittura di Stefano Massini, Luca Ronconi fa ancora di più, supera ancora una volta se stesso e quanto acquisito finora, e si diverte e oscillare come un diagramma impazzito fra le età e le storie dei protagonisti con questo dramma, con una sintesi registica dettata da maturità e esperienza ineccepibili. Ma procediamo con ordine. Lehman Trilogy,  è suddivisa in tre fasi (Edizioni Einaudi 2014) che qui son accorpati entro due episodi: Tre Fratelli e Padri e Figli della durata di 2.35 e 1.55 Chi dice saga dice mito, e qui infatti viene raccontata l’ascesa, il dominio e crack di quei mitologici Lehman che dominarono il mondo. Tutto ha inizio quando, questi tre ebrei ortodossi, atterrando nel 1844, uno dopo l’altro, a New York dalla Baviera dove il loro padre era un commerciante di bestiame e cominciano a commerciare in tessuti. Che Massini ironicamente appella Henry, il cervello; Emmanuel, il braccio; e il più giovane, Mayer la patata. Questa è stata la prima generazione, che ha inventato la cosiddetta mediazione economica attraverso il commercio di cotone in Alabama. Sopravvissuti alla guerra civile ed arricchitisi con traffici leciti ed illeciti fondarono la Lehman Bank di New York. La seconda generazione, costituita da Philip, a cavallo del secolo sosterrà la creazione della Borsa Unica. Il terzo discendente, rappresentato da Bobby Lehman – filantropo, mondano, formatosi a Yale, salva l’impero della Famiglia durante la crisi del 29 – è diviene intimamente e profondamente americano. Dopodiché, il controllo verrà rilevato da tecnocrati. Fino a quando, l’enorme calo della Banca inghiottito dalla crisi economica dei mutui nel 2008 muore clamorosamente.

Una scena candida, vasta, sgombra, profonda di Marco Rossi su cui agiscono delle figurine di nero vestite come note di un pentagramma immaginario a comporre una musica delle parole, come equilibristi in borsa, alla Solomon Paprinskij (personaggio inventato restituito da Fabrizio Falco con clownesca levità), in bilico fra il trapasso del tempo, fra l’ascesa e la caduta. Un orologio su di una carriola meccanica segna da sempre quelle famose 7.25. Una scena che muove la sua inventiva dal basso verso l’alto, in cui cartelli e sedie sono inghiottiti e prodotti da se stessa, un po’ come avveniva per il Candelaio in cui gli ingressi erano una ascesa. Un quintetto di protagonisti i Lehman, – De Francovich, Popolizio, Gifuni, Pierobon, Cabra – infaticabili, instancabili, imperdonabili e impagabili a cui si aggiunge Roberto Zibetti, il politico di famiglia, che sembra un personaggio uscito direttamente dal ricordo che suscita quella memoria di Ignorabimus. Questo spettacolo, questo pezzo di rarità creativa, di essenza teatrale dovrebbe, se fossimo in altro paese, entrare a far parte del patrimonio nazionale e invece morirà anch’esso.

LEHMAN TRILOGY di Stefano Massini

con (in o. a.) Massimo De Francovich, Fabrizio Gifuni, Massimo Popolizio, Martin Ilunga Chishimba, Paolo Pierobon, Fabrizio Falco, Raffaele Esposito, Denis Fasolo, Roberto Zibetti, Fausto Cabra, Francesca Ciocchetti, Laila Maria Fernandez

regia Luca Ronconi

scene Marco Rossi

costumi Gianluca Sbicca
luci A.J.Weissbard

suono Hubert Westkemper

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Teatro Argentina, Roma fino al 18 dicembre