Le parole come armi: video contro la violenza verbale dei genitori

Le parole come armi: video contro la violenza verbale dei genitori

Un video mostra le conseguenze della violenza verbale dei genitori.

Parole e conseguenze- La famiglia è il primo ambiente all’interno del quale veniamo formati. Questa formazione dovrebbe cercare di essere, sempre, il più positiva possibile, ma spesso non è così. I genitori non si rendono conto dell’enorme potere di influenza che hanno sui figli e manifestano nei loro confronti atteggiamenti rabbiosi, nervosi e intolleranti. Un insulto pesante viene usato al posto di una tranquilla e appropriata predica, parole umilianti sostituiscono il dialogo e hanno il solo scopo di scaricare sul figlio pesi e colpe che sicuramente non gli appartengono. Le parole possono essere armi: è questo il titolo di una campagna di sensibilizzazione nata in Cina, con lo scopo di affrontare e risolvere il problema della delinquenza giovanile.

parole

Il video- La campagna di sensibilizzazione si chiama Words Can Be Weapons e ha lo scopo di avvertire i genitori sulle conseguenze della violenza verbale nei confronti dei figli. Per questa iniziativa è stato un video, che racconta le storie di sei ragazzi rinchiusi nel Centro di Detenzione di Shenyang. I ragazzi raccontano di come i genitori gli rivolgessero sempre insulti come “Moron” (Idiota, imbecille) o “You’re a disgrace” (sei una disgrazia, disgraziato) e di come queste parole gli abbiano segnato la vita, finendo col distruggergliela. Per avere un impatto ancora più forte sulle coscienze dei genitori, gli ideatori della campagna di sensibilizzazione hanno deciso di trasformare, letteralmente, quelle parole in armi, per la precisione nelle stesse armi usate dai ragazzi per commettere i crimini che li hanno portato in prigione. Nel video la parola “idiota” viene tirata fuori da una valigetta e diventa una pistola, la parola “disgraziato” diventa un’ascia, e la frase “vattene a morire” diventa un coltello. Il video si chiude con la frase: “Le parole sono più potenti di quello che pensi”.

Le storie- Il Centro per la Ricerca Psicologica di Shenyang ha condotto degli studi sulla delinquenza giovanile in Cina, raddoppiata in questo periodo, e ha messo in relazione gli insulti subiti dai ragazzi durante l’infanzia con la loro tendenza a commettere crimini. In una delle tante storie di delinquenza giovanile, un ragazzo racconta che sua madre gli diceva sempre “Go away and die” (vattene a morire). Quando questo stesso insulto gli venne rivolto mentre lavorava da un barbiere, il ragazzo accoltellò l’uomo che gli disse quella frase. Nel primo mese, la campagna ha raccolto 326 segnalazioni, con tanti genitori che hanno ammesso di aver usato parole violente.

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