L’anatra all’arancia con Luca Barbareschi e Chiara Noschese

L’anatra all’arancia con Luca Barbareschi e Chiara Noschese

L'Anatra all'Arancia debutta al Teatro Eliseo, in scena fino all'8 Gennaio, una riuscita versione ad opera di Nicoletta Robello Bracciforti e Luca Barbareschi che ne è anche un brillante protagonista - e regista - accanto a una spumeggiante Chiara Noschese e a un cast che nella sua individualità si fa forte di una coesione trasversale. Da vedere.

 

Commedia scritta da William Douglas-Home nel 1967, ripresa poi da Marc Gilbert Sauvajon nel 1984 – in Italia è diventata anche un film di Luciano Salce nel 1975 – nonostante le crepe e le ammaccature del tempo subisce grazie a Luca Barbareschi, che la mette in scena per il Teatro Eliseo di Roma e la Fondazione Teatro della Toscana, un restyling temporale che la rimette in sesto trasportando la vicenda, di un marito e un moglie con il sempre verde dilemma del tradimento, ai giorni nostri; uno spettro che incombe fin dai tempi di Adamo ed Eva con l’intrusione del Serpente tentatore. Questa commedia, questa nuova versione, divertente e acuta, contiene dentro, all’interno di sé, tutte quelle sovrapposizioni, quegli accumuli che derivano direttamente dalle commedie boulevardier francesi alla Feydeau, alla Hennequin, alla Labiche ma con un gusto contemporaneo, lievemente cinico per quelle questioni di fedeltà matrimoniali che riguardano la coppia. I due autori, eccellenti maestri nella combinazione infinita del triangolo amoroso, hanno dato il supporto brillante che dà il nervo alla simulazione teatrale, il resto lo ha fatto la vita. Ma questa commedia nello specifico ha una sorta di meticciato, d’imbastardimento didattico che le rende vigore e forza. Come per i nostri amici pelosi mescolare le razze spesso rende l’animale più resistente e forte alle intemperie e ai virus, qui tra l’origine anglosassone dell’idea iniziale e l’innesto successivo francese, ha reso la storia proposta inossidabile nel tempo.

Vediamo come il brillante e originale adattamento odierno del direttore dell’Eliseo – in accordo con il supporto drammaturgico di Nicoletta Robello Bracciforti – procede: Gilberto e Lisa sono una coppia inoppugnabile, casalinga alto-borghese lei, scrittore/sceneggiatore di successo lui, stanno insieme fra alti e bassi da venticinque anni, capita che Lisa distratta e annoiata dal gigionismo del marito decida di concedersi una divagazione su tema, abbandonandosi nelle braccia di Volodia Smirnov, un russo originario della Mongolia ma residente in Lucania, romantico e ben piantato sulle sue posizioni. Gilberto oramai messo alle strette per la ‘sbandata’ della moglie, peraltro scoperta accidentalmente, decide di sferrare l’ultima mossa per riconquistare la moglie, da buon sceneggiatore quale è: una gran messinscena per riformare il menage familiare, una partita a scacchi che non potrà perdere stavolta. Organizzerà un fine settimana a quattro, in cui coinvolgere gli ‘amanti’ e la sua avvenente segretaria Chanel Pizziconi. Quello che ne scaturirà è una girandola di situazioni esilaranti, grottesche, paradossali.

Il risultato un allestimento dunque di grande eleganza con effetto visivo notevole in cui fra un Mare Nostrum nero petrolio contaminato dalle convenzioni della società sorge una zattera ovale sulla quale sono ancorati personaggi e a simbolo del titolo c’è in proscenio una scarlatta anatra che ricorda tanto l’immagine di quel cormorano scampato al disastro ambientale di qualche anno fa. Sulla zattera delle apparenze, a scampare la sciagura, invece grande lusso ove però gravano sospesi degli anelli stilizzati incrociati su se stessi, che sono il segno della fedeltà coniugale ma anche secondo la teoria del antroposofo Rudolf Steiner l’incontro fra l’elemento cosmico a quello terrestre. Di contro il luogo dello scontro/ritrovo davanti ad una scacchiera è costituito da due sedie – Bianco e Nera /Yin e Yang/ Maschio e Femmina – la Ripple Chair di Ron Arad del 2005 che raffigura quella continuità all’infinito. In scena quattro interpreti strepitosi, nelle loro specifiche individualità: Luca Barbareschi, Chiara Noschese, Gianluca Gobbi e Margherita Laterza a cui si aggiunge la partenopea personificazione di Ernesto Maieux, forse un po’ troppo sopra le righe. Il tutto mentre l’Estate scorre in tutte le sue più belle declinazioni.

 

L’ANATRA ALL’ARANCIA di William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon

traduzione di Luca Barbareschi,

dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti

con Luca Barbareschi, Chiara Noschese, Gianluca Gobbi, Margherita Laterza, Ernesto Mahieux

scene Tommaso Ferraresi

regia Luca Barbareschi

produzione Teatro Eliseo e Fondazione Teatro della Toscana

Teatro Eliseo, Roma fino all’8 Gennaio

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