La scuola uccide la creatività: cambiare i paradigmi dell’educazione

La scuola uccide la creatività: cambiare i paradigmi dell’educazione

La scuola uccide la creatività. Ken Robinson parla di cambiare il paradigma del sistema educativo: quello di oggi assomiglia a una fabbrica ed è nato durante l'illuminismo, in un contesto non più attuale

Nasciamo creativi e disimpariamo ad esserloLa scuola uccide la creatività. Con questa provocazione Ken Robinson entra nel dibattito sull’esigenza di cambiare i paradigmi dell’educazione. Nella sua conferenza parla di pensiero divergente, la capacità di trovare molteplici soluzioni ad un problema. Non è la stessa cosa di creatività, spiega Robinson, ma è una capacità indispensabile per essa. Fa un esempio: quanti modi ci sono per usare un fermaglio? Le persone normali ne trovano tra i 10 e i 20, ma c’è anche chi ne trova 200 e viene considerato un genio del pensiero divergente. C’è uno studio su di esso riportato in un libro, Breakpoint and Beyond, che dimostra una cosa interessante. Lo studio si rivolgeva a 1500 bambini della scuola materna. Risultato? Il 98% di essi aveva trovato 200 risposte. Era uno studio a lungo termine e così i bambini erano stati nuovamente testati a 8-10 anni e poi a 13-15. La cosa strana era che negli anni erano totalmente peggiorati. Cosa poteva esser loro successo?Certo, un bambino fa tante cose, ma principalmente va a scuola”.

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Sistema educativo dell’illuminismo– Insomma, nasciamo creativi e disimpariamo ad esserlo. Se cinquant’anni fa il lavoro era una motivazione valida per lo studio accademico, anche a lungo termine, oggi non le è più: “Certo”, spiega Robinson “è meglio avere una laurea, ma questo non garantisce di trovare un buon lavoro”. E così “alieniamo milioni di studenti che non vedono un senso nell’andare a scuola”. Molti paesi del mondo stanno cercando di riformare i propri sistemi educativi alla luce dei grandi cambiamenti globali, ma nel farlo continuano a perpetuare un sistema nato nell’epoca nell’illuminismo. In quel contesto l’educazione pubblica era stata un’idea rivoluzionaria. Era stata costruita intorno al paradigma accademico, secondo l’imperativo economico di quel tempo (lavoro nelle industrie manifatturiere) e secondo il livello cognitivo che privilegiava la conoscenza dei classici e il ragionamento deduttivo. Questo è stato un sistema che da allora ha divisole persone in due grandi gruppi: accademiche e non accademiche, intelligenti e non intelligenti. Risultato? “Persone brillanti hanno creduto di non esserlo affatto”. Questa divisione binaria ha soffocato le loro capacità e ha condizionato la loro vita.

 

La scuola come una fabbrica– Se guardiamo bene il sistema scolastico di oggi vedremo come sia stato plasmato sull’idea di industrializzazione: ci sono le campanelle, spazi divisi per sesso (i bagni), ci sono materie ben suddivise e gli studenti stessi ripartiti per età. Forse, dice Robinson, l’età non è la cosa più caratterizzante: c’è chi è più bravo rispetto ai ragazzi della propria età, chi va bene in certe materie, chi va meglio in gruppo e chi da solo. Dobbiamo accorgerci che quello che c’è ora è un sistema educativo che assomiglia a una linea di produzione: “promuove la crescita conformizzata e standardizzata”, annulla la collaborazione “atomizzando le persone” e separandole e soprattutto stigmatizza gli errori. I bambini non hanno paura di fare errori. Per questo sono creativi. Poi noi gli insegniamo ad essere terrorizzati dagli errori e che la risposta è una sola. Ma se non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale.

Se sei interessato ad un modello educativo non puoi partire dal modello di linea di produzione: è un modello che prevede una crescita standardizzata e conformizzata, come si vede dal crescere dell’utilizzo di test e curricula ‘standard’. Io propongo di andare esattamente nella direzione opposta: questo è quello che per me significa cambiare il paradigma” (Ken Robinson)

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