Il 25 aprile è donna: Resistenza taciuta, ieri e oggi

Il 25 aprile è donna: Resistenza taciuta, ieri e oggi

Il 25 aprile ricorre la giornata di liberazione dal nazifascismo, una festa dal sapore speciale per quanti hanno vissuto il dolore e le atrocità della seconda guerra mondiale

Il 25 aprile ricorre la giornata di liberazione dal nazifascismo, una festa dal sapore speciale per quanti hanno vissuto il dolore e le atrocità della seconda guerra mondiale e per coloro che, al tempo della guerra, facendosi partigiani e partecipando alla Resistenza, hanno lottato per liberare l’Italia dall’invasore tedesco e dagli uomini del Duce che occupavano gran parte del territorio della nostra Penisola. La Resistenza ha rappresentato una fase cruciale per il nostro Paese, in cui sono nate e si sono sviluppate le premesse per la nascita della Costituzione e della Repubblica democratica italiana. Il periodo era decisivo e, per la prima volta, le donne hanno partecipato da protagoniste a un momento determinante della storia italiana.

ResistenzaLa Resistenza taciuta – È stato proprio grazie alla Resistenza che il movimento di emancipazione femminile si è affermato nel nostro Paese: durante questo periodo la partecipazione delle donne al movimento di liberazione non era più relegato solo ad una élite intellettuale e culturale, ma si era diffuso a macchia d’olio, includendo via via tutta la massa popolare. Spesso si parla delle donne partigiane solo come ‘staffette’, ovvero come coloro che trasportavano ogni sorta di beni necessari, dalle armi alle munizioni, dal cibo alle vesti, dalle medicine alla stampa, considerandole così come figure subalterne che hanno prestato aiuto e ‘assistenza secondaria’ alla causa comune, rispetto a quella maschile; per questo motivo di parla di ‘Resistenza taciuta’. Questo tentativo di escludere le donne dalle vicende della Resistenza non rispecchia la realtà storica, bensì un modello politico, culturale e sociale, quello italiano appunto, non ancora superato. L’Italia, grazie alla Resistenza, stava vivendo all’epoca una vera e propria ‘rivoluzione sociale’, in cui il ruolo preminente era occupato dalle donne, protagoniste assolute della trasformazione socio-culturale italiana. Le donne non erano più solo ‘tutrici della demografia nazionale’, così come le aveva definite Mussolini del suo ‘Discorso dell’ascensione’, ovvero semplici ‘incubatrici’ buone solo a procreare i figli dello Stato, ma avevano un ruolo attivo e trasversale nelle lotte per la liberazione dell’Italia.

Lotta e resistenza femminile oggi – Le donne costituirono nel quotidiano per la Resistenza, non un appoggio assistenziale, ma la sua spina dorsale, la sua insostituibile rete di supporto: mai passive, mai mute, ma sempre forti e ‘resistenti’. “Nella Resistenza la donna fu presente ovunque: sul campo di battaglia come sul luogo di lavoro, nel chiuso della prigione come nella piazza o nell’intimità della casa. Non vi fu attività, lotta, organizzazione, collaborazione a cui ella non partecipasse: come una spola in continuo movimento, costruiva e teneva insieme, muovendo instancabile, il tessuto sotterraneo della guerra partigiana”. Questo scriveva Ada Gobetti. Da allora in Italia la donna è stata riconosciuta come cittadina, al pari degli uomini, come una figura portatrice di diritti civili e politici; la donna ha potuto così rivendicare i suoi diritti, i suoi spazi nella vita pubblica e sociale del Paese, acquisendo un nuovo ruolo nella vita economica e lavorativa italiana, ruolo che, negli ultimi tempi, è stato messo nuovamente in discussione. Oggigiorno, infatti, è stato messo in atto un pesante attacco alla dignità della donna, messa in discussione in vari ambiti e sovente sottovalutata, proprio in quanto ‘femmina’. La donna è oramai trattata come mero oggetto, come un vuoto corpo da mercificare, sottovalutando e sminuendo le competenze e le capacità di ogni individuo di sesso femminile. Emarginazione nella vita pubblica, discriminazioni nel mondo del lavoro, violenze e soprusi: è questa la realtà in cui la donna di oggi vive; una realtà che va cambiata attraverso una ‘lotta’ socio-culturale massiccia.

[slider id=’2485′ name=’Il 25 aprile è donna: Resistenza taciuta, ieri e oggi’]

Riportiamo di seguito i dati offerti dall’Associazioni Nazionale dei Partigiani d’Italia per quanto riguarda le donne:

Partigiane: 35.000

Patriote: 20.000

Gruppi di difesa: 70.000 iscritte

Arrestate/torturate: 4.653

Deportate: 2.750

Commissarie di guerra: 512

Medaglie d’Oro: 16

Medaglie d’argento: 17

Fucilate o cadute in combattimento: 2.900

Vogliamo ricordare tutte le coraggiose donne che hanno partecipato alla Resistenza italiana pubblicando le ultime parole che Mirka Paola Garelli, 28 anni, partigiana, scrisse alla sua bambina prima di essere fucilata da un plotone fascista:

“Mimma cara, la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t’allevano, amali come fossi io. Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo. Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandoti. La tua infelice mamma”.

(Tratto da “Lettere dei condannati a morte della Resistenza”)

COMMENTI

WORDPRESS: 2
  • comment-avatar

    […] nostra Repubblica. Triangoli di memoria’, un progetto di ricerca multimediale sulla storia delle donne nella Resistenza, le deportate politiche e […]

  • comment-avatar

    […] attiva alla vita sociale e politica del Paese. Essenziale era stato il loro contributo nella Resistenza durante la Seconda guerra mondiale. In quegli anni di ribellione al sistema vigente, le donne […]