Filippo Timi è Il Don Giovanni

Filippo Timi è Il Don Giovanni

Ispirato al Don Giovanni di Mozart in scena a Roma una bellissima trascrizione del racconto del seduttore più famoso al mondo ad opera ed interpretazione di Filippo Timi, che ne cura anche la regia!

Lehman Trilogy: Tre Fratelli e Padri e Figli. Tesissima regia di Luca Ronconi
Ti regalo la mia morte, Veronika di Antonio Latella e Federico Bellini
Madame Pink di Alfredo Arias e Rene de Ceccatty

La prima opera letteraria con la quale Filippo Timi nel lontano 2006 – attore all’epoca talentuoso ma poco conosciuto al grosso pubblico – cimentò la sua attitudine alla scrittura fu Tuttalpiù muoio, a cui sono seguite altre simili esperienze, più o meno legate ad un test biografico. Va da sé che prima o poi, visto il meritato successo editoriale il nostro avrebbe indirizzato il suo interesse verso il teatro, da cui poi proviene. E lo fa con la riscrittura testi di assoluta riconoscibilità come Amleto e Romeo e Giulietta.

don giovanni

Lo spettacolo visto al Teatro Argentina di Roma, che vi giunge peraltro dopo aver mietuto successi in tutta Italia è invece Il Don Giovanni. Vivere è un abuso, mai un diritto ispirato all’opera di Mozart/Da Ponte. Un pastiche glamour irriverente barra trasgressivo intorno alla figura del seduttore per eccellenza inserito stavolta in contesto psichedelico fra droghe sintetiche, rave party ed alta moda. La spazio scenico è contenitore immacolato di un bianco accecante come fosse un set fotografico il cui reverse sono delle quinte trapuntate che sembrano delle confezioni vuote di Ferrero Rocher, dorate e rifrangenti, ma c’è anche un fondale che riproduce La gloria di Sant’Ignazio di Andrea Pozzo. Anche la scena è a firma di Timi. Un cenno particolare lo meritano i costumi di Fabio Zambernardi, ingegnosi, creativi e stupefacenti nella loro artificiosità, ognuno di essi è un coup de theatre a parte, abitano il foglio bianco della scena come creature a se stanti, alcune volte addirittura più importanti dei personaggi stessi che li indossano.

Insomma Giovanni Tenorio è un annoiato, viziato ed erotomane, giovane ricco e affascinante esemplare di maschio latino, la conquista continua e forsennata gli è naturale, come è naturale il suo esibizionismo in ogni forma. La sensazione immediata assistendo allo spettacolo è che Il Don Giovanni di Filippo Timi sia un pre-testo per raccontare altre cose, un partire prima del testo, tutto quanto avviene prima di accingersi a qualsiasi operazione inventiva. L’artista perugino quindi fa una sorta di apologia della seduzione, del significato di essere oggi un sex-simbol. E lui con-vivendo con questa accezione ci ha intessuto su la sua personale visione. Quando all’inizio dello spettacolo appena ridestato da l’ennessima notte d’amore, Giovanni, invade la platea seguito dal fido Leporello chiede in giro chi vuole un bacio? Decine e decine di ragazze, donne e milf si fanno avanti fosse solo per sfiorare l’oggetto stesso del desiderio. È in questo lo spettacolo è centrato in pieno. La riscrittura è una tra-scrittura. Poi sugli eccessi e sulle stravaganze della messinscena si può anche discutere. Ma lo spettacolo è assolutamente riuscito, e questo è uno dei migliori modi per ‘tradire’ un classico. E mentre il pubblico se la ride si veicolano significati non propriamente banali. I have a bad case of diarrhea. Questo è quanto canta un gruppo di giapponesine in un video che viene proiettato alle spalle degli attori per riportarci ai quotidiani bisogni di qualsiasi essere umano eletto.

Per il resto lo spettacolo è ricco di spunti e citazioni godibilissime, Donna Elvira è un attrice di soap-opera argentine con tanto di microfonista al seguito, abbigliata un pò alla Via col vento un po’ alla Crudelia De Mon e Donna Anna è una bondage-fetish vestita di black latex che sottomette Don Ottavio ai suoi giochi erotici e mal accetta che Don Giovanni si invaghisca della prima che capita. La coppia formata da Zelinda e Masetto sono dei semplici pastorelli romaneschi, statuine in porcellana biscuit fuoriusciti da qualche collezione privata di antiquariato. E come un redivivo Freddy Mercury in un finale televisivo Don Giovanni/Timi è pronto a trapassare a nuova vita con la consapevolezza che la morte inevitabile non è provocata da un Cristo/Commendatore in dialisi ma solo per libera scelta.

 

 

 

 

IL DON GIOVANNI

Vivere è un abuso, mai un diritto

 

 

con Filippo Timi, Marina Rocco, Elena Lietti, Umberto Petranca,

Alexandre Styker, Lucia Mascino, Matteo De Blasio, Fulvio Accogli, Roberto Laureri

regia e scena Filippo Timi

 

costumi Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele

 

Produzione Teatro Franco Parenti e Teatro Stabile dell’Umbria

Teatro Argentina, Roma

al 3 al 15 marzo