Emone di Antonio Piccolo con la regia di Raffaele Di Florio con Marcello Manzella in scena al Teatro India

Emone di Antonio Piccolo con la regia di Raffaele Di Florio con Marcello Manzella in scena al Teatro India

Il nostro Mario Di Calo ci parla dello spettacolo Emone di Antonio Piccolo con la regia di Raffaele Di Florio con Marcello Manzella in scena al Teatro India a Roma

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Antonio Piccolo, classe 1987, è un attore e regista con la vocazione per la scrittura (ha già all’attivo qualche pubblicazione) nel 2016 vince il Premio Platea per la Nuova Drammaturgia con un testo teatrale dal titolo Emone, ottenendo così la pubblicazione per i tipi della Einaudi (il volume è stato presentato alla stampa nella Sala Squarzina de Teatro Argentina il giorno 11 aprile alla presenza di Antonio Calbi, Filippo Fonsatti, Mauro Bersani e Raffaele Di Florio).

Ora di attori-registi che scrivono o adattano ce ne sono a iosa ma il caso specifico ha una particolare valenza poiché qui l’Autore assume una figura a parte rispetto al cammino parallelo svolto in teatro da Antonio Piccolo, siamo di fronte ad un’interessantissima riscrittura dei fatti che accadderomille e mille anni fa, riguardanti le storie degli Labdacidi,  e intorno agli eventi noti della guerra fratricida fra Eteocle e Polinice, fratelli gemelli eppure purtroppo schierati su parti differenti. L’uno avendo usurpato il trono, col re Creonte e quindi con Tebe e l’altro in difesa del proprio di diritto a governare. E in una delle sette porte di Tebe, la settima, caddero entrambi perdendo la vita come aveva predetto il padre loro Edipo. Antigone, promessa sposa di Emone cugino carnale e figlio di Creonte, suo malgrado eroina, tenta di dare degna sepoltura al fratello Polinice a cui è negata in quanto ha infranto la legge, sarà donca scoperta e imprigionata. Per lei ci sono solo due possibilità: o condannata a morte o prigioniera a vita in carcere per scontare il suo desiderio di giustizia. E in questo cuneo che s’insedia la riflessione meditativa di Antonio Piccolo intorno ad un personaggio minore da sempre presente nelle tragedie di Sofocle, Euripide, Alfieri: Emone, uno che è sempre stato nu poco accunciulillo cu li parole. Nasce cosi La Traggedia di Antigone secondo lo cunto de lo innamorato, un atto singolare in versi scritto ispirandosi alla lingua di Giovan Battista Basile, quell’autore de Lo Cunto de li Cunti settecentesco, fonte inesauribile di storie e linguaggio per molti contemporanei, ma che attraversa vari generi imparentandolo per certe assonanze a  ll Vero Lume tra l’Ombre, ovvero la Spelonca Arricchita per la Nascita del Verbo Umanato di Andrea Perrucci  del 1968, meglio conosciuta come La Cantata dei Pastori. Un’azione drammatica, che sembra una liturgia laicale, in cui si banchetta con l’eterna lotta fra il bene e il male, dove i principi basilari della democrazia sembrano essere decifrati attraverso l’amore che lega i due giovani innamorati. L’amore come atto che trasfonde gli ideali, li eredita quasi. Innovativa e singolare la prova del giovane dramarurg napoletano, il linguaggio assume valenza flessibile quanto epica laddove il suo idioma inventato di sana pianta diventa altro da sé innalzandolo ad un livello inevitabilmente raro.

E non gli è da meno la bellissima, riuscita e riarsa regia di Raffaele Di Florio nell’allestimento visto al Teatro India di Roma, in scena dal 10 al 15 aprile, prodotto dallo Stabile Romano in co/creazione con quello Napoletano e Torinese. Una regia che amplifica il dettato dell’autore in una phoné di assonanza greca ove la sottolineatura della parola interponendola a se stessa rafforza (o sminuisce) il significato. La reggia di Tebe è lo scheletro di una vecchia giostra in disuso, di periferia, di cui resta solo un cavallino superstite cui sono appesi teli in polietilene impalpabili come fantasmi del passato sempre presenti, a far da quadratura della stessa giostra un perimetro di lanuggine che ricorda gli accorpamenti di Joseph Beuys. Colori acidi illuminano la scena a rimembrare la tragicità del grosso affare, per fortuna sopravviene un Miles Gloriosus a sdrammatizzare in vece di una guardia al cadavere di Polinice, un bravo Gino De Luca ilare e dai tempi comici e surreali al tempo stesso. E vengo al protagonista, Marcello Manzella, vero interprete da incanto che regala al personaggio, stupore, meraviglia, innocenza ma anche piglio energico e carattere da primo attore, gli sono compagni di sventura in scena una Antigone vocalist di Valentina Gaudini su musiche psichedeliche di Salvio Vassallo, una Ismene addolorata ed emozionante interpretata da Anna Mallamaci e un Creonte paraplegico dal piglio severo e accattivante di un irriconoscibile Paolo Cresta. Un piccolo capolavoro a orologeria complessa eppur precisissimo!

 

EMONE/LA TRAGGEDIA DE ANTIGONE SECONNO LO CUNTO DE LO INNAMORATO di Antonio Piccolo con Paolo Cresta, Gino De Luca, Valentina Gaudini, Anna Mallamaci, Marcello Manzella
musiche Salvio Vassallo
regia, scene, costumi e disegno luci Raffaele Di Florio

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con P.L.A.TEA Fondazione per l’Arte Teatrale
Teatro India, Roma dal 10 al 15 aprile