Donne e lavoro: il futuro è STEM?

Donne e lavoro: il futuro è STEM?

Sempre più ragazze scelgono di iscriversi a facoltà inerenti alle discipline STEM ovvero alla scienza, alla tecnologia, all’ingegneria e alla matematica.

Chi frequenta una qualsiasi università di psicologia (tradizionale o telematica come UniCusano) sa benissimo che una persona si può ritenere soddisfatta di se stessa quando raggiunge gli obiettivi che si era prefissata o quando vive in una condizione che rispecchia il suo ideale di serenità. Le priorità che ognuno di noi si pone nella vita sono frutto non solo delle proprie capacità e dei propri desideri, ma anche dell’educazione che abbiamo ricevuto e dal contesto sociale in cui viviamo. Un mondo che ci mostra continuamente modelli di successo professionale e familiare ci sta abituando all’idea che per essere felici bisogna dare priorità al lavoro e alla famiglia.

Di conseguenza, una società che fa fatica a mostrare la donna in determinati contesti che siano estranei all’ambiente domestico è una società che, anche se inconsciamente, non concede pari opportunità a entrambi i generi. Una donna che lavora non suscita più scandalo come accadeva all’inizio del secolo scorso, ma ancora ci sono delle professioni che vengono identificate più al maschile che al femminile.

Un esempio? Tutte quelle inerenti alle discipline STEM ovvero alla scienza, alla tecnologia, all’ingegneria (engineering in inglese) e alla matematica che rappresentano la frontiera del mondo del lavoro. Sull’argomento è intervenuta anche la ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti all’inizio di luglio in un’intervista sul portale Skuola.net. Secondo Bonetti tutte le professioni di questo tipo sono quelle su cui si baserà il futuro ed è necessario che siano presenti più donne. Sono ancora pochissime le donne che si iscrivono a facoltà di tipo scientifico, ancora sentite come più “maschili”. In realtà, i dati dimostrino che le studentesse ottengono risultati migliori dei loro colleghi uomini. Quindi, non è un problema di genere, ma solo di stereotipi culturali ancora molto forti nella nostra cultura.

La ministra ha sostenuto con forza che la matematica sarà la “lingua del futuro”. “Un tempo si diceva che l’inglese sarebbe stata la lingua in grado di far diventare cittadini del mondo. Alle nuove generazioni bisogna dire che la matematica è la lingua che farà diventare cittadini del futuro […]. L’ambito dell’intelligenza artificiale è il luogo dove nascerà la maggior parte delle professioni che andremo a fare tra dieci anni e che ancora non esistono. Il che richiederà competenze STEM. Senza la presenza femminile continueremo a scrivere un mondo con un codice e un linguaggio esclusivamente maschile”.

Un appello molto significativo quello lanciato dalla ministra, soprattutto se consideriamo che ad ascoltarla era soprattutto un pubblico di giovanissimi. Bonetti è laureata in matematica ed ha potuto testimoniare in prima persona quanto prendere una laurea in questa disciplina possa essere un percorso molto al femminile. Ed è solo uno dei tanti modi che la ministra ha trovato per cercare di appianare le differenze di genere e di permettere anche al mondo femminile di essere tutelato dal punto di vista personale e professionale. È stata depositata in Parlamento una legge che cerca di sanare la differenza di stipendio tra uomo e donna e tanto si vuole fare per cercare di incentivare le aziende a puntare anche sull’assunzione di donne.

Il futuro è STEM… ma il futuro dovrebbe essere soprattutto paritario.

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