Disoccupazione giovanile, il caso Gaifa: si ha davvero voglia di lavorare?

Disoccupazione giovanile, il caso Gaifa: si ha davvero voglia di lavorare?

Disoccupazione giovanile in Italia? Secondo l'imprenditore Gaifa ai ragazzi manca la voglia.

La disoccupazione giovanile in Italia, dopo la vicenda raccontata dall’imprenditore Gaifa, sembra essere un fenomeno dipendente anche dai giovani stessi. Nel nostro Paese c’è davvero la voglia di lavorare?

disoccupazione giovanile

Il lavoro in Italia

Il tema della disoccupazione è una delle costanti dell’informazione quotidiana del nostro Paese. Nello specifico si parla di percentuali, di paragoni con il passato, con altri governi, con le altre nazioni e quello che emerge è che in Italia non c’è lavoro. Per quanto tu possa provare a cercarlo, non lo troverai! Altra annosa questione è quella del binomio giovani-mondo del lavoro. Il futuro che si prospetta è funesto secondo quanto si evince dalle notizie, con la ricerca del posto fisso che continua fino agli anta e oltre e con una soglia di pensione e contributi che svanisce all’orizzonte. Ma proviamo a chiederci: è veramente così?

La disoccupazione giovanile

Da qualche giorno in rete si parla di Cristiano Gaifa, un imprenditore veronese che ha fondato la catena di ristoranti di ispirazione giapponese Zushi. Sono ventuno i locali di cui è proprietario, tutti sparsi nel nord Italia. Detto ciò, Gaifa è stato alla ricerca di personale giovane per i propri centri gastronomici e, secondo i suoi racconti, ha avuto diverse difficoltà. “Se sento ancora parlare di disoccupazione giovanile racconto gli ultimi colloqui che abbiamo fatto… I ventenni il problema sembra non lo sentano. Non so come fanno. Anzi, forse un’idea ce l’ho. Temo che abbiano ancora molte sicurezze economiche alle spalle. Ovvero, i genitori” ha raccontato su facebook.

I colloqui di lavoro

Tanti e diversi i posti di lavoro offerti dall’imprenditore, ma ai colloqui una linea comune: giovani indecisi, scuse accampate e una evidente voglia di non lavorare. “Tre interpellati su tre, tutti disoccupati, mi hanno detto ‘Ci penso e vi faccio sapere’. Non hanno telefonato nei giorni successivi come d’accordo. Allora li abbiamo richiamati noi. ‘No, grazie’” ha spiegato. Motivazioni surreali quelle degli aspiranti alle posizioni offerte: sede troppo distante (nel racconto si parla di un kilometro), vacanze già prenotate dunque impossibiltà di iniziare subito, etc. Alla luce di questa storia, rivediamo insieme la questione della disoccupazione giovanile e facciamoci la domanda: i giovani hanno davvero voglia di lavorare?

COMMENTI

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    […] cui storia ha dell’incredibile. Nel nostro Paese si continua a parlare di questioni legate al mondo del lavoro, delle possibilità per i giovani e gli studiosi e di fuga di cervelli. Sabina Berretta in Italia […]