Circus Don Chisciotte in scena al Teatro Eliseo di Roma

Circus Don Chisciotte in scena al Teatro Eliseo di Roma

Circus Don Chisciotte scritto e diretto da Ruggero Cappuccio con Giovanni Esposito, Ciro Damiano, Gea Martire, Giulio Cancelli e Marina Sorrenti

Si torna a ridere ‘All’ombra del Colosseo’
Le Brugole a teatro con Diario di una donna diversamente etero (VIDEO)
Le Brugole tornano a Roma con lo spettacolo Metafisica dell’Amore

In Circus Don Chisciotte presentato da Teatro Segreto e dal Teatro Stabile di Napoli dal 3 aprile all’Eliseo di Roma, Ruggero Cappuccio sembra ritrovare la stesa vena poetica e evocativa di Shakespeare Re di Napoli, l’opera che lo ha reso noto, giovanissimo, al grosso pubblico teatrale. Un affresco simbolico e allegorico sulla cultura e il suo valore nel corso del tempo che prende impulso da quella città da cui l’autore proviene e che trasuda secolare autorità: Neapolis!

Se in Shakespeare Re di Napoli s’immaginava che i sonetti fossero stati ispirati al Bardo da un giovane e bellissimo scugnizzo napoletano e di come costui, oramai divenuto uomo, di codesta ispirazione ne fosse rimasto imprigionato ma allo stesso modo emancipato, in Circus Don Chisciotte , si racconta di un discendente contemporaneo di quel Miguel De Cervantes autore di El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, tal Michele Cervante. L’uomo dopo una vita dedicata all’insegnamento, fuoriuscito dalla masseria, si ritrova in una stazione abbandonata di una qualche grande metropoli – rappresentata da un’imponente scena ad opera di Nicola Rubertelli, allusiva quanto mistica, imparentandola quasi ad una cattedrale, se non fosse per quegli scheletrici e allampanati pali della luce che rievocano i leggendari mulini a vento – a ripercorrere le gesta del lunatico Cavaliere della Mancia. E’ in un ambiente pieno di citazioni figurative che vanno dalle combustioni di Alberto Burri a George Seraut, a Renéé Magritte il circo di Cappuccio è un mondo fantastico che sovrappone e mescola tutto il sapere e la conoscenza dell’uomo, come a dire che l’acquisizione di nozioni non deve creare separazione ma al contrario cercare sempre una forma di contatto, di scambio, di crescita fra le diverse classi che compongono il genere umano. Molto ben riuscito, ad esemplificazione di ciò, il momento in cui le immagini che raffigurano delle lettere, vengono codificate dal professore attraverso un processo di speciale alfabetizzazione adeguato al suo interlocutore. Michele Cervante tradotto dallo stesso autore (che ne cura anche la regia dello spettacolo, ma nel caso di Cappuccio le figure che lui ricopre autore, regista, interprete in una messinscena sono da intendersi in perfetta armonia, un interscambio equo fra astuta competenza e saggia destrezza) con arguta intelligenza interpretativa di rimandi a grandi mattatori giocati sempre sul filo dell’ironia, in una oscillante, elegante incedere che lo rende particolarmente affine a quell’immaginario comune della nobile figura dell’hidalgo spagnolo. Capita che a fargli da aiutante sul campo ci sia un attore di razza qual’è Giovanni Esposito, uomo vagante fra vagoni vacanti, interprete di Salvo Panza, ed allora i duetti sapientemente orchestrati, fra un colto e raffinato italico ed un napoletano di estrazione barocca (Basile?) giungono a momenti di rara bellezza e godimento puro per lo spettatore.

Ma il Circo non è Circo se non ci sono i clown, ed ecco che dei ristoratori oramai falliti fanno capolino, interpretati da Ciro Damiano e Gea Martire che sembrano essere una citazione della marionetta biomeccanica di Mejerchol’d pur non trascurando i rispettivi ruoli dell’Augusto e del Bianco. Infine a conchiudere il cerchio, un veneto domatore/prestigiatore ed una folle Angelica che ha perso il senno come la sua nobile parente Ariostesca, ben resi da Giulio Cancelli e Marina Sorrenti. Ma Il Tuffatore di Paestum, simbolo per eccellenza del trapasso, che fugacemente compare, effigiato su di un vagone – come un recente graffito di un muralista – altro non è che il presagio di una morte annunciata. Il nostro fine eroe, dopo avere attraversato la vita con consapevole incoscienza, con un leggero salterello fra una incertezza e l’altra, rappresentata da volumi disseminato per la scena, compirà il gesto estremo di liberazione dalla pesantezza della vita consapevole di aver vissuto un esistenza immaginaria?

Circus Don Chisciotte
testo e regia di Ruggero Cappuccio
con: Ruggero Cappuccio, Giovanni Esposito, Giulio Cancelli, Ciro Damiano, Gea Martire, Marina Sorrenti
scene: Nicola Rubertelli
costumi: Carlo Poggioli
disegno luci e aiuto regia: Nadia Baldi
musiche: Marco Betta
produzione: TEATRO SEGRETO e TEATRO STABILE DI NAPOLI – TEATRO NAZIONALE

TEATRO ELISEO, ROMA DAL 3 AL 22 APRILE