Cinema al femminile: Come pietra paziente e Un giorno devi andare

Cinema al femminile: Come pietra paziente e Un giorno devi andare

Due donne diverse, ma entrambe alla ricerca del proprio equilibrio e di una nuova consapevolezza sono protagoniste dei film Un giorno devi andare e Come pietra paziente, distribuiti da alcuni giorni nei cinema italiani

Due donne diverse, ma entrambe alla ricerca del proprio equilibrio e di una nuova consapevolezza sono protagoniste dei film Un giorno devi andare e Come pietra paziente, distribuiti da alcuni giorni nei cinema italiani. Due proposte poco commerciali, ma in grado di ritrarre con bravura sentimenti e problemi che sfiorano l’anima delle spettatrici.

Come pietra pazienteCome pietra paziente, dal libro al film – Adattando il romanzo Pietra di pazienza, da lui scritto, il regista e artista afgano Atiq Rahimi celebra la femminilità e l’importanza della parola in Come pietra paziente. Il titolo del lungometraggio fa riferimento a una tradizione popolare afgana secondo cui la pietra paziente, o Syngué Sabour, permette di liberarsi per sempre del peso di segreti e problemi confessandoli a questa pietra magica. Una trentenne che vive vicino a Kabul mette in pratica la leggenda parlando al marito, rimasto in stato vegetativo, rivelando tutto quello che non aveva mai avuto modo di dirgli, riappropriandosi in questo modo della libertà che per anni le era stata negata. A contribuire a questo suo percorso di emancipazione c’è anche una zia prostituta e un militare che, per la prima volta, le fa scoprire aspetti per lei nuovi della sua femminilità. A dare volto all’intensa storia al femminile è la bravissima attrice Golshifteh Farahani, che interpreta con la giusta intensità un racconto drammatico, metafora della situazione di un’intera nazione ferita dalla guerra.

Un giorno devi andare, il film – E’ invece l’italiana Jasmine Trinca a sostenere con grande bravura il viaggio, geografico e spirituale, raccontato dal regista Giorgio Diritti in Un giorno devi andare. L’attrice ha il ruolo di Augusta: una giovane che, dopo aver scoperto di non poter concepire un figlio ed essere stata abbandonata dal compagno, decide di partire per l’Amazzonia insieme a una suora missionaria amica della madre. Il film tratta tematiche complesse con molta sensibilità e intelligenza, affidandosi ai ritmi lenti e cadenzati della natura e dei corsi d’acqua dell’Amazzonia. Gli eventi e le situazioni sono drammatici, ma il film lascia sempre filtrare la speranza attraverso i tanti ostacoli che dividono Augusta, e le persone che incontra nel suo cammino, dalla serenità.

Dopo Il vento fa il suo giro e L’uomo che verrà, questa storia al femminile permette a Diritti di colpire dritto al cuore degli spettatori.

Beatrice Pagan

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