Barry Lyndon nella riduzione teatrale di Giancarlo Sepe al Teatro Argentina

Barry Lyndon nella riduzione teatrale di Giancarlo Sepe al Teatro Argentina

In scena al Teatro Argentina di Roma un’originale visione di Giancarlo Sepe del famoso Barry Lyndon, dal romanzo di Thackeray

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In scena al Teatro Argentina di Roma un’originale visione/ossessione di Giancarlo Sepe del famoso Barry Lyndon, dapprima romanzo di Thackeray e poi notissimo film di Kubrick.

Barry Lyndon – il creatore dei sogni, al Teatro Argentina di Roma

Molti, moltissimi anni fa, nel lontano 1988, mi capitò di vedere un Barry Lindon al Teatro La Piramide come spettatore discreto, giovane amante del teatro, incuriosito anche dall’esordio alla regia di Antonello Aglioti fino ad allora scenografo e sodale collaboratore di Memè Perlini, entrambi ideatori di quello spazio in via Benzoni 53, che fu fucina di idee ed interpreti di quell’avanguardia romana, magnifica illusione, oramai solo un ricordo e forse chissà una speranza. Lo spettacolo mi lasciò alquanto perplesso, per quanto mi fosse piaciuto non poco, poiché inevitabilmente il rimando al film in primis e poi al racconto faceva riflettere sull’impronta reazionaria/registica che Aglioti ne aveva data, fra i molti ricordi che si affastellano nella mente a distanza di tanto tempo. Ora nello spazio di qualche decennio, al Teatro Argentina di Roma, Giancarlo Sepe ce ne offre un’altra versione, che si sovrappone nelle intenzioni al film e/o forse a quella trasposizione scenica di tanti anni fa.

Barry Lyndon nella riduzione teatrale di Giancarlo Sepe al Teatro Argentina

Ma cominciamo dal principio, nel 1884 William Makepeace Thackeray, famoso per quella Fiera della vanità, da alle stampe Le memorie di Barry Lyndon, basato sulla rivalsa del protagonista sulla società dell’epoca. Un tracciato all’incontrario, una scalata al potere, al successo, per ritrovare se stesso, il protagonista dissolve la sua vita e un patrimonio con fatica acquisito e conquistato. Redmond Barry di Barry du Barry acquisirà il titolo dei nobili di Lyndon sposando infine la ricca, nobile e bella Lady. Un irlandese caparbio e cocciuto alla mercé della borghesia inglese senza scrupoli e arrampicatrice? La bellezza e l’originalità del racconto è proprio questa, essere in bilico fra società e individuo, e le relazioni complesse che vi si stabiliscono fra di loro. Da quel romanzo/cronaca partì Stanley Kubrick, nel 1975, per realizzarne il capolavoro della cinematografia internazionale che tutti conosciamo, e abbiamo amato. Da quel film parte anche Giancarlo Sepe per realizzare la sua onirica visione del suo eroe romantico, dal titolo: Barry Lyndon – Il creatore di sogni.

Barry Lyndon al Teatro Argentina

Barry Lyndon al Teatro Argentina

Un giovane, carismatico ed elegante (forse un po’ troppo estetizzante) Mauro Brentel Bernardi che per i raccordi narrativi si rivolge direttamente al pubblico abbattendo la famosa quarta parete, parlando un po’ per bocca di Thackeray e un po’ come se, noi spettatori incessanti, fossimo lettori appassionati ed emotivi di quella Fraser’s Magazine dove in origine il manoscritto fu pubblicato. A questa fase diretta, quasi epica, seguono pochi brandelli di dialoghi, di conversazioni fra Barry e la Madre, la sua prima innamorata Nora, suo Zio Chevalier de Balibari (un caricaturale Pino Tufillaro, bravissimo, che della maniera-maschera settecentesca ne contro-traccia un ghigno terrificante e tragico) fino ad arrivare a un tete-a-tete con Lady Lyndon. Il resto della serata è una carrellata di suggestioni visive su musica (Mozart, Haendel, Paisiello, Schubert, Bach) di cui Sepe ne ha creato la sua cifra stilistica, si susseguono sotto un cielo stellato ed un albero genealogico, enorme a tutta pagina, in bella mostra le gesta del cavaliere solitario, si accavallano senza requie – come per sovrapporsi – per condensare, racchiudere, stritolare in un ora e trenta di ossessioni i 19 capitoli che costituiscono il romanzo o i 184 minuti di durata del film. Il protagonista, redento alfine, è compresso in questa durata esigua eppur in eccesso. Forma e stile sembrano stridere in qualcosa di volutamente messo a confronto per rendere il dettato morale maggiormente stridente. Lo spettacolo ha debuttato al Napoli Teatro Festival questa primavera e sarà in scena all’Argentina fino al 4 novembre.

BARRY LYNDON – Il creatore di sogni
liberamente tratto dal romanzo di William Makepeace Thackeray
con Massimiliano Auci, Sonia Bertin, Mauro Brentel Bernardi, Gisella Cesari, Silvia Como, Tatiana Dessi, Vladimir Randazzo, Federica Stefanelli, Giovanni Tacchella, Guido Targetti, Pino Tufillaro, Gianmarco Vettori
scenografie e costumi Carlo De Marino
muische a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team
riduzione teatrale e regia di Giancarlo Sepe
Teatro Argentina, Roma