Anita Sarkeesian: minacciata perché lotta contro videogiochi sessisti

Anita Sarkeesian: minacciata perché lotta contro videogiochi sessisti

Lotta contro il sessismo nei videogiochi ma viene minacciata e si rischia la presenza di una bomba

Anita Sarkeesian e la decostruzione degli stereotipi – Anita Sarkeesian è la creatrice di “Feminist Frequency” e la sua attività è rivolta a contrastare tutti quegli stereotipi e cliscé perpetuati da una cultura con una certa impronta. Sono infatti diffusi su più livelli i canonici modi di rappresentazione dell’universo femminile e, recentemente, anche il mondo dei fumetti ne è stato coinvolto con le critiche rivolte a Milo Manara e le nuove tendenze sviluppate dalla Marvel riguardo alle “questioni di genere”. Anita Sarkeesian in questa sua webserie online esplora il mondo delle rappresentazioni femminili nella cultura e il suo lavoro è teso a decostruire gli stereotipi associati alle donne. Anita Sakeesian è stata però recentemente minacciata proprio per queste sue posizioni.

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“Una bomba esploderà” – “Una bomba esploderà durante i Game Developers Choice Awards a meno che il premio per Anita Sarkeesian non venga annullato: questo il rischio corso da Anita Sarkeesian la quale è stata recentemente premiata al Game Developers Choice Awards, una manifestazione che premia grandi personalità nel campo dei videogiochi. Anita ha denunciato il sessismo presente all’interno dell’industria dei videogiochi che riserva un ruolo estremamente marginale alle donne o che ne propone esclusivamente un’immagine stereotipata, pensiamo a Lara Croft in Tomb Raider, o come mero contorno/oggetto: come qualcosa da salvare quindi, motore primo funzionale alla quête da parte dell’eroe.

Minacce pesanti – La posizioni e le lotte promosse da Anita Sarkeesian non devono essere piaciute a qualcuno dal momento che sono state alte le minacce di far saltare, testualmente, la premiazione. Come afferma la stessa Anita Sarkeesian, che tuttavia è stata premiata e ha ricevuto una somma ingente per continuare la sua battaglia (159.000 dollari), la serata è stata molto tesa. E continua “Adoro i videogiochi ma sono spesso delusa dalla presenza molto limitata delle donne”. Alla premiazione, dopo la minaccia di una bomba, sono stati portati, dalla polizia di San Francisco, alcuni cani per “fiutare” possibili ordigni. Minacce a parte solo uno è il messaggio che davvero vale la pena far passare: la standing ovation ricevuta da Anita Sarkeesian per la sua campagna.

COMMENTI

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    Simone Robutti 9 anni ago

    Anita Sarkeesian è una mezza-truffatrice con dietro una serie di PR che fanno e le fan fare soldi inventandosi questo tipo di cose. Esistono un sacco di prove (principalmente mail e dati incrociati) dei suoi schemi per attirare l’attenzione con l’aiuto di giornalisti videoludici collusi.

    Schierarsi dalla parte di questa tizia o di Zoe Quinn nello scandalo GamerGate, ad oggi, è totalmente irrazionale perché le evidenze delle porcherie fatte da queste “femministe” sono innumerevoli. Oppure si è in malafede.

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      Puff 9 anni ago

      le fonti delle tue affermazioni?

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        Simone Robutti 9 anni ago

        Basta cercare “gamergate scandal” per avere una pletora di articoli e video. Per cose più specifiche “debunking anita sarkeesian” su youtube porta ad un sacco di video che evidenziano tutte le cose che si inventa di sana pianta.

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        Simone Robutti 9 anni ago

        Per caso sono anche finito su questo video che riassume bene: http://www.patreon.com/creation?hid=659803

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    Carmen Kuroneko Baffuto 9 anni ago

    Non è affatto vero che la presenza delle donne nei videogiochi è limitata, ci sono NUMEROSISSIMI titoli con donne protagoniste e sono sempre personaggi forti e determinati,riguardo al lavoro vero e proprio è la qualità del lavoro che viene giudicata, non dal fatto dell’essere uomo o donna, come ha invece sostenuto Anita con tanto di quel sessismo e razzismo che ha in testa.

    Se volete vedere una VERA femminista,vi consiglio questo video.
    https://www.youtube.com/watch?v=9MxqSwzFy5w

    aggiungo che si è “automandata” delle minacce e ha dato la colpa ai suoi “hater” colpevoli di critica scritta nei confronti dei suoi discorsi offensivi