Adrian Adolph Greenberg, il miglior Costumista di tutti i tempi

Adrian, il più grande Costumista di tutti i tempi, lo stilista delle Dive, l'artista lungimirante, ancora copiato dalle più importanti Case di Moda

La settima Arte è fatta di tante sfaccettature: non esisterebbe un buon film senza scenografie credibili; non ci sarebbe la giusta atmosfera senza una colonna sonora adeguata; non sarebbe assolutamente la stessa cosa, se non ci fossero i giusti costumi. E proprio tra i costumisti uno tra tutti emerge dall’Età d’Oro del cinema  per restare ancora ai nostri tempi semplicemente il migliore: Adrian Adolph Greenberg, noto semplicemente come Adrian.

Adrian: il Costumista delle Dive e colui che lavorò con i più grandi Registi

Nato il 3 marzo 1903 a Naugatuck in Connecticut, ha frequentato la Parsons School of Design di New York, per poi trasferirsi a Parigi e cominciare a disegnare i costumi per la The Music Box Revue di Berlino. Fu la moglie di Rodolfo Valentino, Natacha Rambova, ad assumerlo per i costumi dell’ormai perduto film muto “A Sainted Devil” (Notte Nuziale), 1924.
Adrian, lavorò per più di 250 film, dettò legge per quanto riguarda la moda, creò una seconda pelle per le attrici più famose di Hollywood, da Jean Harlow a Joan Crawford, fino a Greta Garbo.
Lavorò con i più importanti registi di Hollywood: George Cukor, Ernst Lubitsch, Rouben Mamoulian, Howard Hawks, King Vidor, Clarence Brown, Cecil B. De Mille, Mervyn LeRoy tra gli altri.

Nel dicembre del 1932 la rivista “Fortune”, scrisse un articolo sulla Metro Goldwyn Mayer in cui venivano esaminati beni, attività produttive e addetti dello studio, affermando che proprio nel peggior anno della depressione, la MGM era riuscita a produrre i migliori film negli Stati Uniti. Tutti ad Hollywood pensavano che il merito sarebbe stato attribuito al geniale Irving Thalberg, all’epoca a capo della produzione dell’MGM ma fu proprio quest’ultimo ad affermare che gran parte del merito andava diviso tra il Direttore Artistico, Cedric Gibbons, e il Costumista Adrian.

Adrian artista lungimirante ed Eterno

A distanza di anni dal suo esordio nel cinema, Adrian ha continuato ad essere fonte di ispirazione per la moda. Basti pensare al famoso cappello realizzato da Halston per Jackie Kennedy: l’ispirazione venne proprio da un cappello che Adrian aveva creato per Greta Garbo; destino analogo per le famose scarpette rosse indossate da Dorothy (Judy Garland) ne “The wizard of Oz” (Il mago di Oz), che nel corso degli anni sono state riproposte in più salse ma fondamentalmente sempre simili a quelle originali, ideate da Adrian.

Riteneva che con l’introduzione del suono all’interno dei film, tutto dovesse essere più reale: “Le rose diventavano rose reali, le sedie Chippendale delle sedie reali. I vestiti assumevano un carattere genuino“.

Se mi imitano è a causa dei miei abiti ed è Adrian a crearlì Joan Crawford

Un buon costumista non ha il pregio di saper creare solo abiti freschi, originali, innovativi in grado di poter essere alla portata di tutti: un buon costumista mimetizza i “difetti”, anche quelli delle star di Hollywood che non sono immuni alle imperfezioni. La grande capacità di questo artista fu proprio quella di valorizzare i punti forti del fisico di una donna e nasconderne gli eventuali difetti.

Joan Crawford ed una bozza delle sue spalle

All’inizio degli anni ‘30 il lavoro di Adrian si concentrò particolarmente sulla Crawford. Nel film “Letty Lynton“, (Ritorno) 1932, creò un abito per cercare di armonizzare il fisico dell’attrice. Sarebbe stata una sfida per qualunque costumista: la Crawford infatti aveva spalle larghe, una vita lunga e gambe corte. L’abito riuscì ed ebbe un successo notevole, moltissime lo fecero loro andando da Macy’s ad acquistarne l’identica copia.

Joan Crawford nel film “Letty Linton”

Joan Crawford in “Grand Hotel”, 1932

Joan Crawford e Adrian sul set di “No More Ladies” (Non più signore), 1935

Nel 1935 i suoi costumi contribuirono a rendere indimenticabile “Anna Karenina”. Portavano la sua firma gli abiti indossati da “La Divina” Greta Garbo, con la quale lavorò per la maggior parte della sua carriera e con cui strinse un rapporto particolarmente forte. Nella foto qui sotto, Adrian sul set di “Camille” (Margherita Gauthier) fa una sorpresa all’attrice con un regalo di compleanno.

Greta Garbo in “Romance” (Romanzo), film del 1930 di Clarence Brown.

Per la Garbo, Adrian diceva di voler creare qualcosa che continuasse ad appartenerle con il trascorrere dei tempi e delle mode.

Greta Garbo e Fredric March in “Anna Karenina”

 

Greta Garbo in “Ninotchka”, con il famosissimo cappello creato da Adrian.

 

“Ridicola? Se questo vestito camminasse da solo per i Boulevard, io lo inseguirei e una volta raggiunto lo fermerei per dirgli: aspetta delizioso vestito, voglio presentarti a Ninotchka, siete fatti l’uno per l’altra.

 

La costumista Sheila O’Brien, ricorda Adrian durante la fase di creazione del film “The Great Ziegfeld“(Il paradiso delle fanciulle), dicendo che non aveva assistenti, che lavorava per creare migliaia di costumi. E che costumi…

I costumi di de “The Great Ziegfeld”

Il 1938 fu l’anno di “Marie Antoinette” (Maria Antonietta) uno dei più grandi successi degli anni ‘30, con costi ragguardevoli (più di due milioni di dollari). Oltre ai costumi, anche le scenografie richiesero un lavoro enorme; la stessa Versailles dovette essere ricostruita poiché non vennero concessi i permessi per girare in loco.

A sinistra Norma Shearer con uno dei costumi di “Maria Antonietta”, a destra Anita Louise con un altro abito del film.

La giornalista Diana Vreeland, nel vedere il costume di Norma Shearer commentò dicendo che ad Hollywood, in quanto a costumi costosi e dettagli, non erano secondi a nessuno. Nel 1939, Adrian lavorò ai costumi per “The Women” (Donne), di George Cukor, con un cast tutto femminile, formato dalle già sopra citate Norma Shearer, Joan Crawford e Rosalind Russell.

Norma Shearer, Joan Crawford e Rosalind Russell.

“Pride and Prejudice”, 1940

“The Philadelphia Story” (Scandalo a Philadelphia), 1940, Katharine Hepburn

I disaccordi con la Metro Goldwyn Mayer, l’addio di Adrian e l’apertura del suo Atelier

Nel 1941, per il film “Two-Faced Woman” (Non tradirmi con me) vi furono profondi disaccordi con la MGM e all’apice del suo successo Adrian decise di ritirarsi ma di aprire un atelier tutto suo. Così da costumista divenne lo stilista ufficiale delle Dive. Era dichiaratamente gay in una Hollywood all’epoca fortemente ostile all’omosessualità, così si sposò –per mettere a tacere chiacchiere e pettegolezzi su entrambi- con Janet Gaynor, da cui ebbe anche un figlio, Robin. Il rapporto tra di loro fu molto forte, rimasero legati fino alla morte di lui,  nel 1959.

Raccogliere in un articolo tutto quello che è stato, è impossibile; la sua produzione fu enorme, i suoi successi veramente d’altri tempi, la classe e lo stile di quel periodo, malgrado i numerosi tentativi, nessuno fu in grado di replicarli. Si rammentano i successi del Cinema di quegli anni, le serate mondane, le premiazioni, i ricevimenti, soprattutto per lo sfarzo, l’eleganza, per lo charme di ogni Diva, ed essere splendide ed ammirate, a quell’epoca, significava farsi plasmare dalle sapienti mani di questo Artista.
Non è un caso difatti, che la Diva per eccellenza, “La Divina” Greta Garbo, concluse la sua carriera e si ritirò totalmente  dallo spettacolo,  dal mondo, in una clausura volontaria, con il medesimo film con cui Adrian stesso decretò il suo abbandono alle scene, il sopra citato “Two-Faced Woman”, il legame tra i due era così intenso ed inscindibile da non potersi vedere l’una senza l’operato dell’altro. Gettò le basi probabilmente per gran parte della moda odierna, mantenendosi sempre nella discrezione di un ruolo un po’ in disparte, come quello di ogni costumista, consapevole che a parlare di Lui sarebbero state le sue creazioni, forse meno consapevole del fatto che l’eco del suo lavoro si sarebbe udita per i successivi 80 anni.

Marta Zelioli

COMMENTI

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    […] a creare le figure di Rodolfo Valentino (già menzionato nel precedente articolo sul costumista Adrian) e la già citata Gloria […]