Intervista a Valérie May, femminismo e prostituzione

Intervista a Valérie May, femminismo e prostituzione

Ecco l'intervista a Valérie May, una prostituta di 29 anni che ci ha parlato del femminismo e delle critiche ricevute in rete.

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Valérie May è una ragazza di 29 anni di Tarragona, vicino Barcellona. Qualche mese fa si è parlato molto di lei in Catalunya per la sua professione. Valérie May fa la prostituta e ha creato un sito proprio con fotografie e tariffe, attraverso cui i clienti possono contattarla. Female World ha deciso di intervistarla per porle alcune domande relative alla sua professione, alle critiche ricevute e al femminismo.

valerie may

Il femminismo dal punto di vista di una giovane prostituta: l’intervista a Valéerie May

Quando ti viene chiesto ‘che lavoro fai?’, come rispondi?

“Dipende molto da chi me lo chiede. Se si tratta di qualcuno con cui mi interessa avere un’amicizia, preferisco essere sempre diretta. Essere prostituta fa parte di me e deve essere almeno rispettato. Credo che, finché lo affronto in maniera naturale, ho più possibilità che l’altra persona si senta ‘obbligata’ a rompere il taboo, considerando che io non me ne vergogno“.

Come e quando hai iniziato a lavorare come prostituta?

“Ho iniziato a giugno del 2016 e l’ho fatto dopo aver preso in considerazione le varie informazioni che ho avuto modo di reperire sulla prostituzione indipendente. Precedentemente avevo parlato con una collega e già da quando ero più giovane ciò che è relazionato al lavoro sessuale catturava la mia attenzione“.

Come vivi il fatto che sia un mestiere criticato, giudicato e considerato come l’esempio negativo femminile per eccellenza?

“È la parte peggiore del mio lavoro. Non riesco a capire come in una società in cui si richiede sempre maggiore libertà indviduale, dobbiamo reclamare e spiegare che godiamo di alcuni diritti fondamentali come quello di fare ciò che vogliamo con il nostro corpo. È realmente stancante a livello emozionale affrontare insulti di gente che non sa nulla della nostra vita e che dimentica che, prima di tutto, siamo persone. Come abbiamo detto molte volte, il grande problema della gente è relazionato all’idea dell’utilizzo della vagina per scopi economici. Ciò si scontra con gli ideali cattolici radicati nella morale comune: la religione e il tabù del sesso sono i nostri peggiori nemici“.

Sei o sei mai stata vittima di pregiudizi o critiche? 

“Ogni giorno, ogni volta che carico in rete una foto nuda, un follower dei miei account smette di seguirmi o ricevo messaggi privati in cui mi dicono che dovrei vergognarmi. Quando dico di essere una prostituta, soprattutto per le femministe abolizioniste, il fatto che io sia orgogliosa di esserlo è un insulto. Per questo motivo andiamo incontro al blocco dei social network o riceviamo continui messaggi di insulti”.

Cosa risponderesti se qualcuno ti criticasse pubblicamente?

“Se fatto attraverso i social, molte volte evito di affrontarli perché ci ho già provato molte volte ed è servito solo a innervosirmi e a sentirmi impotente. Non voglio questo tipo di energia negativa nella mia vita. Se lo facessi faccia a faccia sarebbe sicuramente una situazione scomoda. L’ideale sarebbee evitare il confronto diretto. Riconosco che dipende tutto dal modo, mi difenderei in quanto attaccata e non credo di dover cedere a insulti”.

Che rapporto ha Valérie May con i social network?

“Buona, anche se con Instagram è una costante guerra a causa della severità della politica di utilizzo. Scandalizzarsi per un capezzolo (femminile) è assurdo. Comprendo il diritto di coloro i quali non vogliono vedere una fotografia con contenuto sessuale esplicito, ma quando si tratta di arte o di fotografia artistica in cui risulta chiaro che l’intenzione è di mostrare la normalità di un corpo nudo, qual è il problema?!”

Ricevi mail da haters o fan? Cosa di ti dicono?

“Si, di haters soprattutto per dirmi che dovrei smettere di fare questo lavoro. Si tratta di persone che hanno la necessità di dire agli altri cosa fare della loro vita, senza che nessuno abbia chiesto loro un’opinione. Anche da parte dei miei ‘fan’, soprattutto per dirmi che ammirano il fatto di mostrare il mio volto e di parlare della mia professione con naturalezza. La verità è che ho ricevuto messaggi davvero belli”.

valérie may

Ti ritieni femminista?

“Certo, credo che tutti dovrebbero essere femministi, proprio perché il femminismo lotta per la liberazione e l’emancipazione della donna e combatte la discriminazione e l’oppressione. L’obiettivo è la parità e, pertanto, sia uomini che donne devono credere in questo fine per renderlo possibile. Come donna sono femminista perché è la mia lotta, la mia guerra e ci crederò finché sarà necessario”.

Come relazioni il tema del femminismo con la professione di prostituta?

“Per me è una lotta che va unita, perché essere prostituta è essere femminista nel momento in cui diciamo di voler essere libere di fare ciò che vogliamo con il nostro corpo”.

Com’è la situazione della prostituzione in Spagna? Cosa prevede la legge?

“In Spagna non esiste una regolamentazione statale del lavoro sessuale in quanto tale. Ciò che esiste sono delle normative municipali e una legge di protezione della sicurezza di cittadinanza destinate a eliminare la prostituzione dalla vista dei cittadini e che castigano domanda e offerta. Per esempio, si pretende evitare incidenti di traffico proibendo l’esercizio della prostituzione in strada quando in realtà ciò che si vuole è eliminare dagli occhi della gente questa realtà esistente”.

Lavorare come escort è una scelta estremamente personale, nel tuo caso fatta in totale autonomia, cosa direbbe Valérie May alle donne e agli uomini che pensano sia una legittimazione della strumentalizzazione del corpo femminile e del sessismo? Come si possono combattere i luoghi comuni che mettono in relazione donne e sesso?

“C’è una corrente molto forte dentro il femminismo che va contro la legalizzazione della prostituzione, in quanto ciò implicherebbe essere partecipi nell’iterare nella cosificazione e nell’oggettivazione della donna. La verità, da prostitute, è che ciò non ci rappresenta. Molte di noi sentiamo che essere prostitute ci rende più libere, più forti, più autonome e indipendenti, per il semplice motivo che è stata una nostra decisione esercitare questa attività. Il sesso è stigmatizzato e finché questo tabù non si elimina ci sarà sempre qualcuno a cui darà fastidio il fatto che utilizziamo la vagina per un beneficio economico. Il fatto curioso è che sono le femministe abolizioniste che riducono il nostro corpo a oggetto sessuale. Ciò che loro non contemplano è che i nostri clienti non vengono solo per il sesso, ma a volte per un contatto intimo come una buona conversazione, un abbraccio o alcuni baci, qualcosa che per noi è un’esperienza gratificante”.

Parlando di parità dei sessi, come pensi siano viste le donne in confronto agli uomini? Pensi manchino oggi dei diritti fondamentali? In che maniera si può lottare per ottenerli e per combattere i pregiudizi?

“Continua a esserci una netta differenza tra uomini e donne. La visione della società più comune, a mio parere, è che siamo viste come il sesso debole e, di conseguenza, dobbiamo essere protette. Ciò va bene finché non ci viene tolta la voce. La donna deve avere la stessa libertà di decisione e di espressione dell’uomo e, pertanto, poter ricoprire qualunque posto di lavoro. In teoria è così, ma la realtà è ben differente. Continuiamo ad avere salari inferiori e posti di categoria minore, siamo sessualizzate ogni volta che si può”.

Ci sono delle donne che stimi? Un modello che ammiri e che sia per Valérie May un’ispirazione?

“Ammiro tutte quelle persone che sono capaci di cercare e trovare la felicità rompendo gli schemi“.

Female World ringrazia Valérie May per la disponibilità e le augura in bocca al lupo!

Female World ringrazia Valérie May per la disponibilità e le augura in bocca al lupo!

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